Giovedì, 25 Febbraio 2021
Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

Draghi, l'eroe del destino

Draghi è il nuovo salvatore della Patria. L’Eroe che ci farà superare l’emergenza economica causata dalla pandemia. Non so perché, ma quando si presenta all’orizzonte “l’Uomo della Provvidenza”, l’uomo solo al comando, mi corre sempre un brivido lungo la schiena. L’esperienza mi porta a concordare pienamente con il pensiero di Brecht “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.  Infatti, per il momento, l’opinione pubblica è assolutamente ben disposta (forse fin troppo) verso il costituendo Governo Draghi ma quale sarà il giudizio che ne daranno i posteri?  Draghi riuscirà a svolgere fino in fondo il suo compito, ossia fermare il declino che sembra inarrestabile? 

Per capire il compito immane assegnato a Draghi, inquadriamolo storicamente. L’Italia ha vissuto fino ad adesso due distinte fasi politiche.

La prima repubblica ha visto l’Italia sotto una forte tutela americana con la DC costretta, quasi suo malgrado, a stare al governo perché la guerra fredda impediva all’altro grande partito, il PCI, di potersi alternare alla guida del paese. La politica di quegli anni fu caratterizzata all’inizio da due grandi personalità quali quelle di De Gasperi e Togliatti che guidarono l’Italia della ricostruzione e del miracolo economico.  Queste figure politiche quasi mitologiche furono sostituite dal CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) e Berlinguer che, pur non raggiungendo la grandezza dei loro predecessori, riuscirono a far vincere all’Italia la sfida del terrorismo e a farla rispettare nel mondo facendola entrare nel ristretto club del G7. La Prima Repubblica finì quando con la fine della Guerra Fredda cambiarono le condizioni politiche mondiali. La classe politica vecchia fu spazzata via sia dalla crisi economica determinata dalla svalutazione della Lira e sia dall’inchiesta giudiziaria di Mani Pulite.

Il passaggio dalla prima repubblica alla seconda repubblica fu caratterizzato all’inizio da governi presieduti da tecnici (Ciampi e Dini) e poi dal dualismo Berlusconi-Prodi. In quegli anni fu abbandonata la logica della contrapposizione fra i due blocchi e la sfida divenne quella di costruire uno spazio comune europeo. Schengen e l’adozione dell’Euro sono state dirette conseguenze di questa politica visionaria e di altissimo respiro. Tutto andò bene fino a quando le sfide della globalizzazione mondiale e del terrorismo internazionale portarono molti paesi ad attuare politiche meno alte e più attente al proprio orticello. L’ideale che stava alla base dell’Europa scricchiolò poi a causa della crisi economica che si abbatté sui PIGS (Portogallo- Italia- Grecia e Spagna, già il nome fa intuire il razzismo che i Paesi del sud Europa subirono in quegli anni) e di una politica economica tedesca molto meno solidale a quella a cui eravamo abituati. La Brexit e la nascita di forze dichiaratamente antieuropeiste rappresentarono chiari segnali della necessità di cambiare questo modello d’Europa. Un’Italia non totalmente allineata ai voleri dell’establishment europeo affrontò una gravissima crisi finanziaria e, a causa di ciò, nel 2011 avemmo come premier Monti, sbucato dal cappello di Napolitano in quanto non era stato eletto dal popolo italiano. Le politiche economiche adottate dal suo governo furono molto restrittive per l’economia (nel 2018 il PIL dell’Italia era ancora inferiore a quello del 2009). Inoltre la conseguente reazione all’Europa dei banchieri fece nascere forze populiste ed antieuropee. Nel 2018, due forze antisistema (Lega e M5S) ebbero la maggioranza dei voti. L’Italexit era diventata una possibilità da tenere in considerazione. La crisi economica determinata dalla pandemia ed i conseguenti interventi economici di tipo assistenzialistico hanno portato la situazione italiana vicina ad un punto di non ritorno.

A questo punto arriva l’eroe, l’uomo del destino, Mario Draghi. Quasi tutti i partiti (perfino quelli che si erano espressi contro l’Europa dei banchieri) immediatamente lo accettano ed osannano. Come aveva notato Flaiano, il popolo italiano corre sempre in soccorso del vincitore. Ma Draghi può farcela? E domanda ancora più a monte, che cosa deve fare? Sulla figura di Draghi non si può non parlarne bene. Draghi è molto più completo di Monti e perfino di Ciampi. Ha accumulato esperienza sia in Banca d’Italia, sia in una grande banca privata come Goldman Sachs e sia nella BCE dove ha salvato l’Euro non solo dai nemici esterni ma soprattutto dai nemici interni che puntavano solo sullo stupido rigorismo.  E’ stato capace di dire di no alla Germania. E’ dotato di empatia (virtù che mancava a Monti). E’ sicuramente uomo di grande professionalità e competenza, forse l’unico capace di difendere gli interessi dell’Italia in Europa. 

Ma cosa deve fare? La prima cosa, la più banale, è quella di spendere bene i 209 miliardi che l’Europa ci darà, ossia spenderli in debito buono. Cosa vuol dire? In grossa parte questi 209 miliardi li dovremo restituire. Se li spendiamo tutti in banchi a rotelle o in ristori, l’unica cosa che otterremo sarà quella di accrescere il nostro già enorme debito pubblico. Solo lo scorso anno il debito è cresciuto di 140 miliardi di Euro. Se invece investiamo bene questa enorme somma di denaro e facciamo crescere il PIL di 4-5 punti (ossia di 60-75 miliardi) ecco che avremo un ritorno con le tasse di almeno 20 miliardi l’anno. In 10 anni il debito si ripagherebbe da solo grazie alla crescita del Paese. Considerando l’alto livello di Draghi sono decisamente ottimista che riuscirà in questo compito. 

Ma questa azione, da sola, non è alla lunga sufficiente. L’obiettivo che Draghi deve perseguire è far crescere il Paese in modo che in futuro non ci sia più bisogno di salvatori della patria come lui. Quindi, come chiaramente indicato nel Recovery Plan, per ottenere questo obiettivo, deve iniziare una stagione di grandi riforme. Nel documento europeo sono indicate come prioritarie la riforma della Giustizia, del Mercato del Lavoro e del Fisco. Ma secondo me, neanche queste riforme sarebbero da sole sufficienti. Dovrebbe varare anche la riforma della Scuola e dell’Università, della Pubblica Amministrazione e soprattutto della Politica. Questa classe dirigente dovrebbe essere rottamata e dovrebbero essere gettate le basi della Terza Repubblica. Solo così l’Italia si salverebbe e ritornerebbe competitiva. Ci riuscirà? Spero di si, ma ho paura che sarà molto ma molto difficile. La mediocre casta politica al comando sta capendo che può mantenere il potere e i suoi privilegi solo se la situazione non cambia e cercherà di assimilare Draghi al suo interno cercando di perseguire una politica gattopardesca che tutto deve cambiare perché tutto rimanga uguale. Draghi è un osso duro e non è uno stupido ma questa casta lotta con tutta la determinazione di chi sa che se perde questa volta, perde tutto. Non sarà per nulla facile averne ragione, neppure per uno con le capacità d Draghi. Ma dobbiamo sperare, per i nostri figli, che ci riuscirà. 

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