Giovedì, 4 Marzo 2021
Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

Scuola e università: quale il loro futuro con il governo Draghi?

Foto di repertorio

Il Ministro che è stato scelto da Draghi per la Scuola è indice di una fortissima continuità con il governo precedente. Il Ministro Bianchi ha svolto un ruolo di punta nel precedente Governo dirigendo la task force per la gestione della ripartenza della scuola durante la fase acuta dell’epidemia. E’ di grande esperienza: Rettore di Ferrara ed assessore all’istruzione, per ben due volte, per l’Emila Romagna. Leggendo il suo libro “Lo specchio della scuola” si capisce che la sua idea didattica non mira “a raccattare informazioni” ma ad “essere inclusiva” per insegnare agli studenti” a fare comunità, cioè a ricomporre diritti e solidarietà di una società molto più articolata del passato”. “Un’educazione alla solidarietà diviene quindi asse portante di una scuola che vuole non solo uscire dalla lunga notte del COVID-19 ma ancora più vuole ritrovare un sentiero di crescita, sostenibile, inclusivo e umano”. Idee quindi in linea con gli alti insegnamenti di Don Milani e La Pira e perfettamente allineate con le idee dei ministri Azzolina e Fioramonti.

Il Ministro scelto per l’Università, la Professoressa Messa, è sicuramente un tecnico di altissimo valore ed esperienza.  Rettore della Bicocca dal 2013 al 2019, estremamente impegnata nella parità di genere, convinta sostenitrice di centri di eccellenza come l’Human Technopole. Sicuramente capace di dialogare con il Ministro Cingolani, che in qualità di fondatore dell’ITT è stato emblema ante litteram dei poli di eccellenza. Ma anche capace di dialogare con il Ministro Colao sugli aspetti di ricerca più innovativi pertinenti al suo ministero. Quindi mi aspetto dal nuovo Ministro una Università non solo incentrata sulla docenza e sugli studenti ma anche capace di perseguire i compiti di ricerca avanzata, sviluppo tecnologico e trasferimento di conoscenze alla realtà industriale del territorio.

Tutto questo sarà fatto tramite centri di eccellenza e tramite strette collaborazioni con altri ministeri interessati alla innovazione. Mi aspetto anche che il Ministro persegua e realizzi il paradigma di concertazione che, in un certo senso, il Governo Draghi ha preso in eredità dall’esperienza del Governo Ciampi. Non più contrapposizione politica (come ai tempi di Berlusconi e Prodi), non più avversari politici, non più nemici da far sloggiare dalle poltrone ma concertazione e sinergia. Questo sarà l’aspetto saldante con l’azione del Ministro precedente. Son sicuro che la valida squadra messa su dal Ministro Manfredi non sarà smantellata ma solo integrata con personalità vicine e stimate dal nuovo Ministro. La politica di sviluppo delle Università meridionali dovrà essere perseguita con la stessa tenacia. Non cambierà, almeno all’inizio, molto per l’Università, ma cambierà molto per gli Enti di Ricerca, per i poli tecnologici e per le università di eccellenza (politecnici, campus biomedici, scuole di economie, scuole avanzate) a cui sarà affidato, sempre più in esclusiva, il compito di dialogare con il territorio e di fare ricerca avanzata e strategica.

Allora, alla luce della scelta di questi ministri, quale azione sarà quella di Draghi verso scuola ed università? Secondo me, pur riconoscendone l’importanza, Draghi ha capito che non può aprire troppi fronti. Scuola ed Università sono importanti per il Paese, ma non rappresentano una criticità immediata. D’altra parte se non vengono riformate non ha senso investirci i soldi del Recovery Plan in quanto sarebbero soldi letteralmente buttati via. 

Quindi per la Scuola immagino investimenti infrastrutturali veri, quindi non in banchi a rotelle ma in wi-Fi, impianti di areazione, strutture antisismiche. Nello stesso tempo occorrerà far riguadagnare alla classe docente il prestigio perduto, quindi dovrà essere impegnata in attività che siano comprese ed altamente apprezzate dalla popolazione.   Il Ministro Bianchi è perfetto, la persona giusta, per questo compito. Capace di dare una mission alla scuola e agli insegnanti e capace di canalizzare i fondi del Recovery Plan in interventi infrastrutturali.

Per l’Università temo di vedere grossi investimenti solo in prospettiva. Non si può investire adesso. Sarebbero solo soldi buttati via. Si devono individuare prima  obiettivi di ricerca strategici da perseguire e iniziare a dedicare risorse per creare strutture di eccellenza che ci rendano competitivi con gli altri paesi. Io credo che l’idea che si stia consolidando presso la classe politica è che l’Università generalista debba essere destinata a svolgere prevalentemente attività di alta formazione. Solo i poli tecnologici o i centri di ricerca saranno luoghi deputati per svolgere ricerca di punta e realizzare “finestre di trasferimento tecnologico” (per usare un’espressione del Ministro). Questa strada è stata quella più o meno indicata in tutte le riforme universitarie che si sono succedute: Ruberti, Berlinguer e Gelmini.  

Da notare che nonostante la protesta della classe docente e della popolazione studentesca, questa strategia è stata perseguita con continuità da governi di opposto colore politico. Ma non sarà una politica facile da realizzare: occorre che il Ministro mostri buon senso, intelligenza e decisione oltre che capacità di ascoltare, di mediare e di creare consenso. Tutte qualità che l’attuale Ministro ha mostrato di avere in abbondanza. Non sarà per nulla facile far accettare ai docenti universitari l’idea che solo alcuni di loro, quelli che saranno ritenuti i migliori, saranno prescelti per fare ricerca ed innovazione tecnologica mentre la gran parte di loro lavorerà in una teaching university.

Probabilmente si potranno immaginare soluzioni intermedie e meno drastiche. Ma d’altra parte non abbiamo di fronte di fare altra scelta. Non abbiamo risorse, né umane e né, tanto meno, finanziarie, per sostenere politiche diverse. Francia ed USA hanno da decenni una struttura universitaria di questo tipo: università di alto prestigio accompagnate da università tipo college di più basso livello.
Concludendo, con la scelta di questi Ministri, i migliori possibili in questo contesto, SuperMario ha dimostrato ancora una volta che è il migliore, la persona giusta al posto giusto: non solo capace e competente  ma anche capace di  scegliere le persone giuste per gli ardui compiti che ci attendono.

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