Lunedì, 14 Giugno 2021
Vincenzo Vespri

Opinioni

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

Perché le mutazioni del virus non ci fanno paura

L’anno 2020 è finito. E’ stato l’anno del Covid. Abbiamo imparato molto sul virus.  Adesso abbiamo un protocollo di cure più o meno efficienti.  E’ un virus come il raffreddore, quindi si diffonde d’inverno e in ambienti chiusi, ma con una mortalità relativamente più alta della normale influenza, più o meno pari all’un per cento su tutta la popolazione. Ma mentre è inoffensivo sulla parte più giovane della popolazione, è particolarmente pericoloso per i più anziani.  

Inoltre, come ben previsto dalla teoria Darwiniana, è in corso una competizione fra uomini e virus. Noi stiamo abituandoci a comportarci “bene”, ad esempio ci siamo abituati alle mascherine, ma anche il virus si sta abituando a noi. Infatti, con rapide mutazioni, cerca di dribblare le misure di contenimento che abbiamo messo in atto. Ma quali sono le mutazioni che il Covid sta avendo o dovrebbe avere? 

La prima mutazione che immagino è che prenderà il sopravvento la variante che prevede una lunga incubazione infettiva asintomatica. Infatti quando diventa sintomatico, abbiamo imparato a far scattare immediatamente la quarantena boccando il contagio. Questa mutazione ha due effetti positivi. Il primo è che più il virus sta in questa fase di incubazione asintomatica e più dà il tempo al nostro organismo di attivare le difese immunitarie e questo dovrebbe aiutarci a ridurre la mortalità dell’infezione. La seconda osservazione è che questa separazione sociale e la tecnica delle quarantene, come by product, stanno contenendo anche i malanni stagionali più frequenti in inverno. Questo anno (e forse anche per qualche anno a venire) pochissimi italiani avranno l’influenza, il raffreddore o la polmonite.

La seconda mutazione è che il lock down e le misure di distanziamento sociale stanno spingendo l’indice di contagiosità R_t innaturalmente verso l’alto. La variante inglese ha infatti l’R_t pari a 4.5. Una normale influenza ha un R_t pari a 1.1 che, in condizioni normali, è l’indice più adatto per questi tipi di virus. Infatti, qualora non fossero in atto misure di contenimento così severe e avessimo lo stesso stile di vita pre covid, un R_t così alto sarebbe esiziale alla sopravvivenza di un virus stagionale come questo: l’esplosione esponenziale determinata da un R_t  pari a 4 e l’alta mobilità mondiale determinerebbe un contagio troppo forte perché concentrato in al più due mesi in tutto il globo terrestre, rendendo molto difficile la sopravvivenza del virus per altri 10 mesi, fino all’anno successivo, visto che avrebbe de facto esaurito i soggetti suscettibili ad ammalarsi. Come un fuoco che non può più alimentarsi perché ha bruciato tutto e son rimaste solo le ceneri.

La terza mutazione sarà data dai vaccini. Si dice che i vaccini abbiano una efficacia del 95%. Il che vuol dire che il 5% dei virus riuscirà a diffondersi nonostante la campagna vaccinale. Questo implica che, dopo un po’, la campagna vaccinale avrà selezionato un ceppo virale resistente al vaccino costringendoci ad una nuova campagna vaccinale, esattamente come capita ogni anno per le normali ondate influenzali che richiedono vaccini sempre diversi. Dopo quanto tempo capiterà? E’ troppo presto per dirlo, ma sicuramente con un R_t pari a 4.5, non sarà troppo a lungo. C’è caso che prima ancora che finisca la campagna vaccinale, le mutazioni del virus possano rendere inutile la somministrazione di questo vaccino. Cosa da tenere in conto è che i vaccini saranno diversi per aree geografiche: la Russia ha preparato un vaccino a base di virus depotenziato, la Cina a base di virus inattivato, l’Occidente a base di RNA messaggero, di DNA e di anticorpi monoclonali. Insomma si costringerà il virus a mutazioni diverse a seconda della campagna vaccinale scelta.  A priori non so dire se sarà un bene o un male. Potrebbe nascere un super-virus capace di resistere ad ogni campagna vaccinale possibile (tipo i batteri ormai capaci di resistere ad ogni tipo di antibiotico) o, cosa più probabile, il virus potrebbe finire per indebolirsi a causa di queste così frequenti mutazioni a cui lo stiamo costringendo.

Cosa aspettarci, dunque, dal prossimo anno? Credo che, in un modo o nell’altro, usciremo dal tunnel. Come diceva il protagonista del Corvo, non può piovere per sempre, e sta piovendo, sul mondo intero, da quasi un anno. Personalmente non credo molto che la campagna vaccinale, almeno in Italia, si concluderà nei tempi previsti. Infatti fare un tampone è sicuramente molto più semplice che fare una vaccinazione intramuscolare che, oltre tutto, potrebbe dare origine a potenziali reazioni allergiche. Eppure in 10 mesi, nonostante immani sforzi, siamo riusciti solamente a fare circa 27 milioni di tamponi, creando file immonde ai drive in dei punti di somministrazione e con la sanità pubblica che si è fatta aiutare in modo consistente da quella privata. Qui si tratta di fare ameno 40 milioni di vaccini (forse il doppio, considerando che molti vaccini richiedono un richiamo) in soli 8 mesi, senza ancora un piano dettagliato e con ritmo che, almeno all’inizio, sembra molto ma molto lento. Nonostante ciò sono ottimista. Ne usciremo. Ne sono sicuro. Nell’eterna competizione fra le specie, l’Umanità non può farsi sconfiggere da un virus. Abbiamo vinto la peste, il vaiolo, la malaria, il colera, l’AIDS, non possiamo farci vincere dal virus del raffreddore!! La nostra intelligenza e capacità di adattamento ci farà di sicuro uscire da questa situazione difficile. L’ottimismo della volontà è stata sempre l’arma in più che ci ha permesso di sconfiggere il pessimismo della ragione.

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