Sabato, 27 Febbraio 2021
Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

I numeri sparati a caso nel teatrino del coronavirus

Foto Ansa (archivio)

Gli antichi romani dicevano “Gnosco ut agam”. Conoscere per agire. La sensazione nell’era del Covid è che i numeri siano sparati a caso, nessuno sappia nulla, e, di conseguenza, si agisca a caso, senza un minimo di strategia.

Ma vediamo le strategie finora proposte.

La prima è quella applicata nei paesi asiatici (Cina, Corea e Giappone). Utilizzare prima metodi draconiani per tenere la diffusione della malattia a livelli bassissimi e poi utilizzare tutta la potenza di fuoco dello stato per tracciare i possibili contatti di persone contagiate. Migliaia e migliaia di tamponi per contenere un solo focolaio. Strategia che è stata curiosamente implementata, de facto, solo nei paesi asiatici. In Italia è stata parzialmente applicata, con relativamente buoni risultati, da Crisanti e Zaia in Veneto utilizzando una piattaforma informatica di bio-sorveglianza molto innovativa.

La seconda strategia è quella di tracciare il contagio con App tipo immuni. E’ stato l’approccio seguito da molti paesi occidentali, tra cui l’Italia, ma senza risultati apprezzabili. Ormai sembra chiaro che le App di quella natura non funzionino per contenere il virus.

La terza strategia è stata quella usata in Svezia di imporre un lockdown morbido in modo da arrivare, senza il tracolo delle strutture sanitarie, ad una immunità di gregge. In Italia sembra che abbiamo 5 province che hanno raggiunto l’immunità di gregge (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza) ma con perdite in vita umane inaccettabili durante la prima ondata.

La quarta strategia è stata quella proposta da Boris Johnson, ossia separare i soggetti fragili da quelli che non lo sono. E’ una strategia che non solo nessuno è stato finora in grado di applicare ma che è anche molto crudele, quasi nazista, direi. Significa murare in casa per mesi e mesi gli ultra settantenni. In Italia è stata proposta dall Corriere della Sera di mettere in isolamento gli ultra cinquantenni. Poi è stato fatto notare che in Italia gli over cinquantenni sono lo stesso numero degli under cinquantenni e che quindi, così formulata, questa proposta era infattibile perché non si poteva carcerare metà della popolazione. Per questo adesso si parla di 41bis per gli over 70. Ma come si fa a concepire una proposta simile? Immaginate una vecchietta rinchiusa in casa, senza poter vedere i nipoti e avendo come unica consolazione i talk show televisivi che parlano solo e in modo ossessionante di morti di covid. Come potrebbe evitare di andare in depressione? Una società crudele con gli anziani non è umana.

La quinta strategia è quella attualmente seguita dall’Italia e da molti paesi europei. Ossia non fare praticamente nulla (se non distogliendo l’attenzione con notizie fatte apposta per far discutere quali l’acquisto di banchi a rotelle o con il bonus monopattino) sperando in Dio e nel vaccino. Questa strategia si implementa così: quando il contagio raggiunge un livello eccessivo si chiude tutto e si aspetta che arrivi la buona stagione per riaprire tutto. Poi quando ripartirà di nuovo il contagio richiudere di nuovo tutto e così via all’infinito fino a che non arriverà il vaccino. La quinta strategia, che è quella più facile da seguire perché i governanti non devono decidere nulla, sta diventando però difficile da perseguire perché c’è almeno un 10% della popolazione che ha ormai capito che questi continui lockdown stanno distruggendo tutte le loro prospettive economiche. Sono ormai disperati e manifestano tutta la loro rabbia. Qui a Firenze fra coloro che manifestavano l’altro giorno contro il DPCM, ho riconosciuto alcuni ristoratori ed albergatori. Sicuramente ci saranno stati anche degli infiltrati, ma la rabbia di base era autentica e genuina. Hanno manifestato commercianti che probabilmente avevano votato per i partiti attualmente al governo e che si sentivano traditi.

Quindi chiaramente le uniche strategie che hanno avuto successo e potrebbero essere applicate sono solo la uno e la tre. Che fare allora? Cosa scegliere?

Secondo me, da bravo matematico, occorre partire dai dati. Un primo dato utile è sicuramente il Case Fatility rate che calcola il rapporto tra morti per Covid e il numero di casi Covid-19 diagnosticati. Ora sicuramente il numero di casi è sottostimato: infatti non tutte le persone con Covid-19 vengono individuate. Probabilmente anche il numero dei decessi per Covid-19 è verosimilmente abbastanza sottostimato. In questo momento il Cfr della Covid-19 è circa il 6,4%. Secondo OurWorldindata a livello europeo il valore si aggira intorno al 2,9% mentre a livello mondiale è intorno al 2,7%. Molto più significativo è invece l’Infection Fatality Rate (Ifr), che calcola il rapporto tra decessi e casi totali dedotti grazie a strumenti come le indagini di sieroprevalenza. L’epidemiologo di Stanford John Ioannidis, nel Bulletin of the World Health Organization ha calcolato l’IFR per vari paesi e ha trovato una grande varianza, mediana solo dell’0.27%, ma con un punto di massimo dell’1.63%. Queste cifre sono però contestate da altri ricercatori che, su un paper sul Journal of Infectious Diseases, calcolano una mediana per l’IFR pari al 0,68%. Considerando che abbiamo avuto 38 mila morti in Italia un IFR dello 0,27 significherebbe che in Italia avremmo avuto già 14 milioni di contagiati (mi sembra però eccessivo!). L’indice IFR di 0.68 invece circa 6 milioni di contagiati mentre supporre un IFR dell’1% implicherebbe che abbiamo avuto quasi 4 milioni di contagiati. Credo sia realistico pensare che abbiamo avuto fra i 4 e i 6 milioni di contagiati. Questo però contrasta con i dati Istat che questa estate hanno stimato solo in 1.5 milioni gli Italiani contagiati, quindi con un IFR pari a 2.5%. Mah, o l’ISTAT ha sbagliato i conti o in Italia (e solo in Italia) la letalità del Covid è più del doppio che nel resto d’Europa. E perché mai? Ma che i numeri ISTAT non siano molto convincenti è provato anche dal fatto che in Provincia di Bergamo sono stati registrati fino ad adesso circa 2 mila morti e questo vorrebbe dire che, con un IFR di 2.5, sarebbero venuti in contatto con il virus solo 80 mila bergamaschi. Un numero troppo basso per spiegare l’effetto gregge attualmente avvertibile in quella provincia. D’altra parte ormai siamo abituati a presunti esperti che sparano numeri a caso. Come scordarsi la previsione di 150 mila in terapia intensiva a giugno? Con gli indici di IFR sopra scritti, significa aver supposto 10 milioni di Italiani contagiati in una settimana. Numero assurdamente alto.

Ma con 4-6 milioni d’Italiani che hanno già avuto questo virus, quanto siamo lontani dall’effetto gregge? Durante la prima ondata, l’indice di contagio era circa 3. Quindi ogni infetto infettava ben 3 persone. Per poter ridurre l’indice di contagio ad 1 (e quindi far partire l’effetto gregge) occorre che 2 di questi 3 non siano più suscettibili al contagio. Quindi la percentuale di persone già contagiate in Italia dovrebbe essere pari al 66% della popolazione attuale, quindi 40 milioni …troppi. Decisamente meglio adesso che l’indice di contagio è ridotto a 1.5. Vuol dire che basta che solo 1 su 3 non sia più suscettibile al contagio (quindi solo (!) 20 milioni di contagiati) per raggiungere l’immunità di gregge. Un numero decisamente ancora eccessivo. Invece il discorso cambia se si parla a livello regionale. La Lombardia ha avuto 17 mila morti. Con questo indice di IFR saremmo, forse, relativamente vicini alla soglia di immunità di gregge. Sembrerebbe una pazzia considerando come sta correndo il contagio in quella regione, ma potrebbero stare così le cose. Ma per saperlo con certezza, e quindi per agire, occorrerebbe avere dati. Purtroppo fino ad adesso il Governo non è stato sufficientemente trasparente. Non si sanno i dati, non si conoscono i modelli usati, non si conoscono le statistiche e le strategie adottate che sono alla base dell’(in)azione del Governo. E’ accettabile che un Governo sbagli prendendo decisioni basate su ipotesi ed azzardi, ma non è accettabile un Governo che non agisce o che, ancora peggio, agisce seguendo solo gli umori della pancia emanando raffiche di DPCM che sembrano sempre più grida manzoniane. Sembra che il loro scopo sia solo quello di dare l’impressione che il Governo c’è, che è al suo posto ma non quello di perseguire una strategia contro il contagio. Ora, la qualità di una classe dirigente la si vede quando è capace di assumersi le proprie responsabilità e non quando le scarica costantemente sugli altri, siano questi i runners, l’opposizione che non collabora, i giovani che vogliono fare la movida, gli anziani che vogliono vedere i nipoti, i pendolari che prendono mezzi affollati. Basta questo scaricabarile! Se non sapete governare, se sapete solo dare la colpa agli altri, per favore dimettetevi sia che siate ministri, sia che siate governatori e sia che siate sindaci. Abbiamo bisogno di una classe dirigente che sappia decidere, non che faccia solo teatrino ed “ammuina”.

Si parla di

I numeri sparati a caso nel teatrino del coronavirus

Today è in caricamento