Venerdì, 5 Marzo 2021
Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

Alcune proposte per il dopo Covid

Ci sono stati momenti nella storia in cui il minuscolo Davide ha avuto l’opportunità di sconfiggere il gigantesco Golia. Nella battaglia di Salamina le agili triremi ateniesi sconfissero le pesanti navi persiane, gli arcieri a cavallo mongoli sconfissero i “corazzati” cavalieri teutonici durante l’avanzata dell’Orda d’Oro, Sir Francis Drake sconfisse i galeoni della Invincibile Armada con una flotta di agili navi ed infine Heinz Guderian travolse con la blitzkrig le possenti armate anglo-francesi che, attestate sulla linea Maginot, ancora pensavano di combattere una logorante guerra di trincea tipo I Guerra Mondiale.  Lo schema è sempre il solito: il gigante continua a combattere con armi vecchie mentre Golia ha l’intelligenza di capire che i tempi sono cambiati.  Sono momenti molto particolari, in cui finisce un paradigma preso, fino a quel momento, per verità assoluta ed immutabile.

La mia impressione è che i cambiamenti provocati dalla pandemia del Covid abbiano modificato molti paradigmi e molti piccoli Davidi avranno, nei prossimi anni, possibilità di vincere contro Golia tecnologicamente obsoleti. Forse il caso più emblematico di questo trend  è  rappresentato da Gamestop, azienda di videogiochi statunitense. Siccome i giovani preferiscono sempre di più i giochi online, il valore delle sue azioni è crollato, a marzo del 2020, fino a 2,57 dollari. Scommettendo su un ulteriore deprezzamento, alcuni hedge fund, tra cui Melvin Capital, hanno venduto allo scoperto, cioè senza possedere davvero le azioni, ma confidando di poterle acquistare a un prezzo minore in seguito. Questa speculazione finanziaria si è scontrata con molti piccoli risparmiatori che, grazie a un tamtam sui social (Reddit, Facebook. etc), hanno deciso di contrastare l’azione delle orche assassine di Wall Street e si sono lanciati a comprare queste azioni. Il risultato è stato che Gamestop, è vorticosamente cresciuta in pochissimo tempo fino ad arrivare ad un valore di 347,51 dollari. Una bolla finanziaria sicuramente irresistibile ed irrazionale, ma, detto ciò, non si può non notare che Melvin Capital ha perso più di due miliardi di dollari ed i piccoli hanno stravinto e son diventati ricchi. Sulla vicenda è intervenuto perfino Elon Musk, il patron di Tesla e SpaceX, che il 26 sera ha twittato sulla vicenda: le regole del gioco sono cambiate. Questa affermazione vale per la borsa ma vale per tante altre cose. Per vincere bisogna capire in anticipo quali saranno le nuove regole ed anticipare le mosse degli altri.

Facciamo qualche esempio. Il Covid ha spinto molte attività, soprattutto quelle più tecnologiche, verso lo smartworking. Probabilmente, per molti tipi di lavoro, basterà recarsi presso la sede principale non più di una volta al mese, e non tutti i mesi. Di conseguenza, questo tipo di lavoratori potrà vivere in qualunque paese europeo purché sia collegato decentemente con la città sede della ditta per cui lavora. Non saranno più le aziende a delocalizzarsi, ma direttamente i lavoratori.  In questo contesto, l’Italia potrebbe giocare bene le sue carte. Abbiamo un ottimo clima, forse siamo il paese europeo con la più alta qualità della vita e abbiamo una compagnia aerea come la Ryanair che collega gli aeroporti italiani con le principali città europee in modo efficiente ed economico. Dobbiamo quindi riuscire ad intercettare questi lavoratori altamente qualificati e convincerli a trasferirsi in Italia. Per far questo, dovremo trovare un modo sia per rendere fiscalmente attraente il nostro paese (rispetto agli altri paesi europei le nostre tasse sono troppo alte e i servizi di qualità inferiore) e sia per rendere agevole il loro inserimento in Italia. Per il primo punto, ad esempio, potremmo prevedere che le agevolazioni fiscali previste per i calciatori o per il rientro dei cervelli, siano estese anche a questa categoria di lavoratori. Per il secondo punto, potremmo invece focalizzare l’intervento degli ecobonus, attualmente distribuiti a pioggia, sull’obiettivo di ridare vita ai nostri borghi offrendo condizioni abitative vantaggiose per questi professionisti. In questo modo investiremmo, finalmente, in un’immigrazione altamente qualificata e ad alto reddito capace di far crescere i territori in cui si insedia.

Lo stesso ragionamento si adatta per l’Università. Sarà sempre più possibile studiare a distanza. Come i lavoratori altamente qualificati potranno scegliere il luogo dove risiedere senza cambiare lavoro, così gli studenti di domani potranno scegliere l’Università che vorranno, senza cambiare residenza e senza muoversi da casa. Le Università che sopravviveranno saranno quelle che svetteranno sia per il prestigio scientifico che per le opportunità d’inserimento nel mondo del lavoro che offriranno. Tutte le altre moriranno. E’ il mercato, bellezza! Ora le Università italiane sono frenate dall’atto d’indirizzo partorito dalla Fedeli ed ispirato, come il codice degli appalti, dall’ANAC di Cantone. La filosofia alla base di questo Atto si può riassumere nel principio che è severamente proibito quasi tutto quello che vada fuori dal mero insegnamento e dallo scrivere ricerche “pure”, cioè senza alcun impatto né applicato e né, tantomeno, industriale. Quel poco che è permesso, è, de facto, fortemente sconsigliato scagliandogli contro una burocrazia pazzesca. Ma perché non si deve avere il coraggio di invertire questa impostazione? Perché non seguiamo la logica opposta, almeno per i campi di ricerca che non devono confrontarsi con gli albi professionali?  Tutto dovrebbe essere permesso purché il professore svolga “bene” i compiti istituzionali assegnatili, purché non vada in conflitto d’interesse con l’Università di appartenenza e, magati, purché versi una (piccola) parte degli emolumenti ricevuti con le attività extra all’Università. Incentiveremmo il rapporto Università/società reale, premieremmo i professori che lavorano bene e renderemmo più ricca l’Università….

In realtà sono tantissimi i settori che richiederebbero piccole rivoluzioni copernicane. Il mondo sta cambiando velocemente sotto l’effetto della pandemia. Qualora fossimo capaci di investire bene i soldi del Recovery Fund potremmo ancora farcela a rimanere un paese sviluppato. Ma, per fare questo, sarebbe necessaria una classe politica all’altezza e capace di circondarsi di tecnici di alto profilo. Purtroppo finora il film che abbiamo assistito va nella direzione diametralmente opposta.

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