Sabato, 12 Giugno 2021
Vincenzo Vespri

Opinioni

Vincenzo Vespri

A cura di vincenzo-vespri

L'unica speranza per un futuro decente è il Recovery Fund

In questi giorni, sta diventando sempre più chiaro che gli Italiani stanno diventando sempre più insofferenti delle limitazioni imposte per contenere la pandemia. Ci risultano sempre più evidenti i danni provocati sul tessuto sociale-economico-morale da questa subdola malattia e ci stiamo tragicamente abituando ai 400-500 morti giornalieri. 

Son tanti gli episodi rilevatori di questo stato di disagio diffuso. Ad esempio, la scorsa mattina, mia moglie ha ricevuto un messaggio WA da parte di un suo studente che le annunciava la sua decisione di smettere di andare a scuola perché, nonostante l’impegno profuso dalle sue prof, non riusciva più a studiare a distanza, senza i compagni, senza il contatto umano che solo la presenza può dare. Questo caso è emblematico di una situazione del malessere psicologico che stiamo vivendo tutti da troppi mesi. Sono state imposte privazioni che avranno ripercussioni non tanto economiche quanto fisico-mentali su tutti noi. Stiamo impedendo ai giovani (e ai meno giovani) di fare sport di squadra, di andare insieme ai musei, di fare una spensierata pizzata assieme. Stiamo impedendo ai nonni di incontrare i nipoti, agli allievi di incontrare i professori. La socializzazione, fra colleghi, fra studenti, non si fa più in presenza ma solo su una piattaforma web. Non si può viaggiare da una regione all’altra per andare a trovare amici. Lo sappiamo tutti che queste restrizioni sono motivate da precauzioni sanitarie, ma questo stato di detenzione da 41 bis è durato troppo a lungo per poter essere ancora tollerato a lungo. La sfida che i nostri politici dovrebbero accettare è proprio quella di aiutare la nostra società ad affrontare le sofferenze di un periodo di transizione ancora molto incerto. L’impressione è che i costi psicologici della crisi a cui è stata sottoposta la popolazione italiana sono stati sottovalutati nella speranza di prendere tempo. Ma la sensazione epidermica è che se non si esce subito da questa situazione si rischia di minare la tenuta del nostro tessuto sociale. La crisi politica che sta vivendo il Paese adesso nasce dalla necessità di voltare pagina. Si ha tutti bisogno non solo di ritornare subito alla normalità ma di poter credere nel futuro e di sperare in un paese che offra reali prospettive ai nostri giovani oltre quella di essere costretti a migrare in un paese europeo (e non solo europeo) più ricco. 

Se il piano di vaccinazione in corso ci potrebbe aiutare a tornare alla normalità, l’unica speranza di avere un futuro, se non radioso, almeno decente, sono i Recovery Funds. Li hanno spesso paragonati al piano Marshall. Il 5 giugno 1947 all'università di Harward, il segretario di Stato americano George Marshall, annunciò la decisione di avviare un vasto piano di aiuti economici rivolto ai paesi europei. Il progetto era aperto inizialmente anche all'Urss e ai paesi dell'Europa Orientale, ma in seguito al rifiuto di Stalin, si rivolse esclusivamente ai paesi dell'Europa Occidentale e alla Germania Ovest. Il piano iniziato nel 1948 durò un quadriennio e costò agli americani circa 17 miliardi di dollari di allora. Gli aiuti all’Italia ammontarono a un miliardo e mezzo di dollari e furono essenzialmente aiuti in macchinari, in derrate alimentari e in prestiti a fondo perduto. Furono inoltre subordinati alla vittoria della DC nelle elezioni del 1948. Con la vittoria elettorale della DC, Alcide De Gasperi fu legittimato dal voto popolare a gestire quella montagna di aiuti. Questa ingente massa di aiuti, secondo tutti gli storici, fu molto ben impegnata per la ricostruzione del Paese e gettò le basi del nostro miracolo economico.  

Adesso ci arrivano i Recovery Funds. Son 209 miliardi di euro. La maggior parte sono debiti a tasso agevolato. Il Governo ha preparato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che prevede investimenti per circa 310 miliardi di euro dal 2021 al 2026. Il Piano consta di 160 pagine in cui è descritto in modo credibile il fallimento economico del nostro paese negli ultimi decenni come pure sono individuate molto bene le numerose criticità che hanno reso l’Italia fanalino di coda fra tutti i paesi OCSE. Ad esempio è sicuramente vero che “le deboli prospettive occupazionali hanno causato la fuoriuscita migratoria di giovani studenti e lavoratori altamente qualificati: una vera e propria emergenza nazionale”. Gli obiettivi che il Piano descrive come prioritari sono tutti ragionevoli e condivisibili. E’ anche chiaramente affermato che la Comunità Europea ha indicato la necessità di riformare la Giustizia, il Fisco e il Mercato del Lavoro.  

Il documento prodotto però dà pochissime indicazioni concrete su come sarà implementato questo Piano Nazionale. Chi saranno e come saranno scelti i manager che gestiranno questi soldi? Quali le linee guida che ispireranno le riforme della Giustizia, Mercato del Lavoro e Fisco? I programmi elettorali dei 5Stelle e del PD erano diametralmente opposti su questi tre punti… Trecento dieci miliardi di euro sono una montagna di quattrini ma sapremo spenderli? Non siamo mai stati capaci di spendere né in tempo né in modo coerente la massa di fondi che la UE ci ha finora erogati. Inoltre il Piano Marshall era focalizzato su un unico punto cardine: il sostegno alla nostra industria. Questo Piano nazionale invece propone una miriade di obiettivi. Non si finirà per attenuarne la forza d’urto disperdendolo in mille rivoli? Il Piano Marshall era stato de facto approvato dal Popolo Italiano che aveva dato alla DC, un grande consenso elettorale Adesso siamo nel pieno di una crisi di Governo dove non si parla tanto di coerenza di programmi quanto di numeri di senatori necessari per garantire la maggioranza o meno del futuro Conte Ter. Si parla anche molto, anzi troppo, di un patto di maggioranza per blindare l’elezione di un “proprio” Presidente della Repubblica. 

Come già detto, molti di questi 209 miliardi sono dei prestiti e quindi li dovranno restituire i nostri figli. Cari politici, comportatevi con la stessa lungimiranza dei nostri padri che seppero ricostruire l’Italia dalle macerie. Non ci interessa di sapere con quali poltrone sarà premiato il gruppo dei responsabili e se confluirà nel costituendo partito contiano. Non è certo importante per il Paese se la moglie di Mastella, Tabacci e Ciampolillo diventeranno Ministri.  Agli Italiani interessa che ci sia un cambio di passo che ci permetta di sognare un futuro migliore. Vogliamo che, a differenza di tutte le altre volte, i soldi dati dall’Europa siano spesi bene e che finalmente termini l’emergenza nazionale della sconcia emorragia migratoria di giovani studenti e lavoratori altamente qualificati verso altri paesi europei. Non è più tempo di manuale Cencelli e di riti politici stantii, è solo tempo di agire per il bene del Paese. 

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