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Giovedì, 23 Maggio 2024
Sicurezza

Installare un sistema di videosorveglianza in condominio: tutto quello che c’è da sapere

Le telecamere di videosorveglianza possono essere installate in vario modo in condominio, l’importante è il rispetto della privacy e molti altri aspetti

Qualche anno fa forse ci avrebbero spaventato e fatto storcere il naso, oggi sono diventati quasi un’abitudine. I sistemi di videosorveglianza sono praticamente ovunque: in città, nelle strade, nei negozi e persino nelle case. Si sono diffusi a macchia d’olio anche in Italia per rendere più sicure le zone residenziali, tanto è vero che sono tipici dei condomini e delle zone comuni come cortili e ingressi.

Installare un impianto richiede però il rispetto di una serie di regole. In effetti, a essere in primo piano è il rispetto della privacy, soprattutto quando la videosorveglianza viene installata da un singolo condomino. A chiarire i comportamenti da seguire in questo caso è il Codice Civile.

Cosa dice la legge in merito

L’articolo 1122-ter di questo testo normativo, il cui titolo è proprio “Impianti di videosorveglianza sulle parti comuni”, spiega quali sono le principali regole a cui rifarsi. Fondamentale è la cartellonistica che ha il compito di informare le altre persone e gli altri condomini della presenza delle telecamere.

Ogni filmato registrato, poi, non può essere conservato per più di 48 ore, con la visualizzazione che non può essere consentita a tutti in maniera indiscriminata. Si tratta, inoltre, di dati sensibili e il condomino che gestisce l’impianto di videosorveglianza non può dimenticare di usare software specifici per proteggere proprio queste informazioni.

Assemblea condominiale e autorizzazione

Per installare un sistema di videosorveglianza in un qualsiasi condominio, è necessario ottenere il via libera da parte della maggioranza dei partecipanti all’assemblea condominiale. Questo vuol dire che serve il 50% dei millesimi del palazzo. Una volta ottenuta questa autorizzazione, ci si deve rivolgere ai fornitori per l’installazione vera e propria. Per quel che riguarda i costi, poi, devono essere divisi tra i condomini stessi, prendendo spunto dalle tabelle millesimali (si tratta delle spese relative all’installazione e alla successiva manutenzione). Le deroghe, in questi casi, sono ammesse se il bene installato non serve a tutti i condomini, ma anche nel momento in cui l’assemblea decide di ripartire le spese in maniera diversa.

In realtà, un condominio può dotarsi di un sistema del genere anche in assenza di un’assemblea condominiale come quella appena descritta. In effetti, il palazzo ha la possibilità di installare una videosorveglianza privata. Le riprese dovranno comunque riguardare soltanto alcune aree, dunque sono vietati i pianerottoli, l’intero garage o un balcone singolo.

Quando il sistema di videosorveglianza è illecito

Non tutti i sistemi di videosorveglianza sono considerati leciti. Come è facile immaginare, quando non si rispettano le regole condominiali che sono state citate sopra, si rischia di commettere un reato, quello di interferenze illecite nella vita privata. In questo caso, la condanna può arrivare addirittura alla reclusione da un minimo di 6 mesi a un massimo di quattro anni: l’alternativa è quella di un risarcimento in denaro in base al danno morale provocato.

Per non commettere un reato tanto grave, il Garante della Privacy ha spiegato di studiare nel dettaglio l’angolo visuale delle riprese. Queste ultime, infatti, devono essere limitate ai soli spazi di esclusiva pertinenza oppure a zone di pertinenza che riguardano soggetti terzi.

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