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Mercoledì, 12 Giugno 2024
Sicurezza

Come installare il tritarifiuti in casa: per ogni esigenza c’è il modello giusto

Il tritarifiuti ha cominciato a incontrare sempre più consenso anche in Italia: installarlo non è affatto complicato, basta scegliere il modello più adatto alla cucina

Quasi un secolo di vita e non sentirlo: il tritarifiuti da lavandino esiste da ben 96 anni, anche se non si è diffuso in tutti i paesi del mondo allo stesso modo. È tipico delle case americane, mentre invece in Italia non è così popolare, anche se negli ultimi tempi ha incontrato un consenso crescente. Noto anche come “dissipatore alimentare”, si è a lungo pensato che fosse addirittura qualcosa di illegale, in quanto “accusato” di inquinare la rete idrica. In realtà si tratta di un elettrodomestico efficiente e che non ha alcun difetto per quel che riguarda l’impatto ambientale. Ma come funziona esattamente e come si può scegliere quello più adatto per ogni cucina?

Come funziona il tritarifiuti

Il tritarifiuti viene installato sotto il lavandino della cucina, con un apposito collegamento con lo scarico. Una volta inseriti i rifiuti organici (avanzi di cibo) nel lavello, è sufficiente premere il tipico pulsante che avvia il meccanismo. L’elettrodomestico provvede poi a ridurre e sminuzzare ogni rimasuglio. Ovviamente bisogna prestare la massima attenzione al rifiuto che deve essere eliminato, altrimenti si rischia di danneggiare l’intero sistema. Ad esempio, si possono inserire senza problemi le bucce dei frutti, i vegetali fibrosi (come i carciofi e i finocchi), senza dimenticare però che andrebbero tagliati con cura prima di gettarli. Al contrario, le ossa più grandi e i noccioli della frutta non dovrebbero mai essere inseriti nel tritarifiuti.

L’installazione del tritarifiuti: semplice e pratica

Installare un tritarifiuti in casa non è per nulla complicato, si tratta di un lavoro che può essere sbrigato senza problemi da chi ha un minimo di dimestichezza con le faccende di casa. Il consiglio principale, però, è di affidarsi all’esperienza di un idraulico, sia per svolgere il lavoro in totale sicurezza sia per evitare che l’elettrodomestico non funzioni.

Il tubo di scarico viene anzitutto scollegato dalla piletta del lavandino. Dall’alto, poi, si inserisce il collare del tritarifiuti: sotto al lavello, invece, bisogna montare l’anello di collegamento, avendo cura di ottenere una presa il più uniforme possibile. Il dissipatore va agganciato al sottolavello e con i sifoni in dotazione bisogna collegare il tutto all’impianto idraulico. L’ultimo passaggio consiste nell’installare il tasto pneumatico che è lo strumento fondamentale per azionare il sistema. A questo punto bisogna capire quale modello di dissipatore alimentare fa più al caso di ogni necessità.

Quale modello scegliere

Per la scelta del miglior modello di tritarifiuti da installare in casa, occorre valutare soprattutto l’uso che se ne farà. Prima di posizionarlo sotto al lavello, dunque, è necessario prendere in considerazione quante persone abitano nell’appartamento. Nel caso di una famiglia composta da due persone, ad esempio, può essere scelto un dissipatore alimentare “medio”, vale a dire un modello base in grado di coniugare la convenienza economica e le prestazioni professionali.

Per le famiglie più numerose, invece, è consigliabile un tritarifiuti più efficiente con tecnologie di dissipazione tra i due e i tre stadi, in modo da eliminare qualsiasi tipo di rifiuto organico. Infine non va trascurata nemmeno la tecnologia di riduzione del rumore che assicura un utilizzo continuo e senza fastidi del dissipatore ogni volta che se ne abbia l’esigenza.

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