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Venerdì, 31 Maggio 2024
Storie

Perché il miele italiano è in crisi: parlano gli apicoltori

Cambiamenti climatici e inquinamento mettono a repentaglio il comparto, con danni economici e prospettive allarmanti per gli equilibri ambientali. Il punto di vista dei produttori

Il luglio appena trascorso è il mese più caldo di cui si conservi memoria scientifica. Un’estate torrida, arrivata dopo una primavera a tratti fredda e scossa da precipitazioni eccezionali, che nel nord-est hanno portato gli eventi disastrosi che ricordiamo. Mentre le ripercussioni su agricoltura e allevamento hanno già iniziato a manifestarsi, c’è un comparto che ancora più di altri patisce gli allarmanti sbalzi climatici, sommati ai danni dell’inquinamento di colture, aria e suoli: l’apicoltura e la produzione di miele.

L'apicoltore Giorgio Poeta tra i suoi alveari

Il report dell’Osservatorio Nazionale Miele e Ismea

Pubblicato ai primi di luglio 2023, il report dell’Osservatorio Nazionale Miele e Ismea - Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare quantifica per la produzione primaverile di miele un calo medio tra il 75 e il 100%. Significa che in alcune zone gli apicoltori hanno visto del tutto azzerati i loro sforzi e che la vita degli alveari non ha potuto svolgersi secondo i suoi ritmi naturali. Danni enormi e non solo economici, a ricordare — ce ne fosse ancora bisogno — quanto le api mellifere e selvatiche siano tra i primi bioindicatori della qualità ambientale. Stagioni impazzite e poco nettare da bottinare significa infatti restringere la disponibilità di un alimento naturale e salutare, registrare la mancata impollinazione di piante spontanee e coltivate (minando la riproduzione di mele, ciliegie, susine, meloni…) e ridurre drasticamente la biodiversità.

Abbiamo chiesto ad alcuni giovani apicoltori italiani il loro punto di vista.

Un'immagine dall'azienda apistica di Luca Bianchi

Luca Bianchi - Azienda Luca Bianchi di Fabriano (AN)

I risultati di un’azienda apiaria variano di chilometro in chilometro, per quanto sono sensibili le api al territorio”, precisa il 31enne Luca Bianchi, titolare dell’azienda omonima nonché presidente regionale e vicepresidente nazionale di Agia-Cia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli, parte della Confederazione Italiana Agricoltori).

Luca Bianchi

Qui a Fabriano, all’uscita dell’inverno, le famiglie erano partite bene e confidavamo in una buona stagione. Poi ci sono stati due mesi e mezzo di piogge devastanti, che hanno impedito alle api di uscire dall’alveare obbligandole a consumare le scorte. Da qui il calo della produzione. Quando poi il tempo è tornato buono”, prosegue Bianchi, “hanno trovato fiori dilavati e con poco nettare”.

Luca Bianchi, la smielatura

Mentre alcuni colleghi non hanno avuto ricavi, e in molti casi perso intere famiglie, “sulle nostre colline ai primi di agosto alcune botaniche hanno ripreso a fiorire e la stagione dovrebbe protrarsi con dei risultati discreti. Anche se, dopo il solstizio d’estate, la vita delle famiglie è sempre meno vigorosa”. I livelli di inquinamento, invece, “impattano su due elementi. Quando le colture vengono trattate con sostanze chimiche registriamo un graduale spopolamento delle api. In generale, inoltre, negli ultimi tempi la vita delle regine si è accorciata: dai 4-5 anni a non più di 2”.

Il miele di Luca Bianchi

Per contenere i danni, Bianchi spera “in ulteriori incentivi all’agricoltura biologica e una più stretta relazione tra apicoltori e coltivatori. Fino a 30 anni fa i due settori procedevano uniti, poi c’è stata una separazione, dimenticando che l’ambiente è soltanto uno e ogni elemento è correlato”. 

Luca Bianchi tra i suoi alveari

Francesca Paternoster - Mieli Thun, Ton (TN)

Insieme alla sorella Elena (26 anni), la 29enne Francesca Paternoster porta avanti l’azienda fondata dal padre Andrea, scomparso nel 2021. Dalla Val di Non gestiscono alcuni apiari sia nomadi che stanziali, disseminati in alcune delle zone più incontaminate del paese, registrando comunque diverse criticità.

Francesca Paternoster di Mieli Thun

Questa primavera ci sono stati problemi legati all’umidità del miele. Quando piove tanto, le api riportano nettare bagnato che poi, sigillato con gli opercoli, può causare fermentazioni indesiderate. Si può intervenire con delle ventole che asciugano il miele, ma si tratta di operazioni molto dispendiose che erodono i margini di guadagno. In passato ci si limitava a raccogliere, mentre ora ci sono molte misure da adottare, come l’alimentazione suppletiva, fondamentale in questi momenti, e le spese sono scoraggianti”.

Mieli Thun

I danni legati all’inquinamento agricolo? “Torniamo ora dai nostri apiari in Lombardia, prossimi a campi di mais che sono stati appena trattati. C’erano tappeti di api morte a terra. Capisco anche la prospettiva degli agricoltori, che senza alcuni strumenti sarebbero in grande difficoltà, ma è fondamentale una comunicazione trasparente. Sarebbe sufficiente condividere il programma dei trattamenti, permettendo a chi pratica nomadismo di decidere se e quando spostare le arnie. Faccio parte di Coldiretti Giovani Impresa e sono fiduciosa nella collaborazione di tanti miei coetanei che sono più sensibili alla questione”.

Le arnie Thun tra le fioriture

Giorgio Poeta - Azienda Giorgio Poeta, Fabriano (AN)

Il 38enne Giorgio Poeta, che ha stabilito la sua azienda a Fabriano nel 2004, tiene a fare chiarezza: “Non è vero che le api mellifere in Italia stanno scomparendo. A essere a rischio — come confermano i censimenti ISTAT annuali — sono piuttosto le api selvatiche, che subiscono la competizione con l’altra specie. Le prime negli ultimi quattro anni sono raddoppiate”.

L'apicoltore Giorgio Poeta

Ciononostante, Poeta racconta una stagione pessima, “innanzitutto perché, a causa del clima, è partita con grandissimo ritardo. Ricorriamo il più possibile al nomadismo, che in tempi ragionevoli permette di ‘rincorrere’ le fioriture, ma che quest’anno non ha risolto granché. Per certi tipi di miele ci sono state perdite tra l’80 e il 100%”. In secondo luogo, il tema dell’inquinamento da fitofarmaci: “È l’ultimo anno che porto gli alveari nei pressi dei campi di girasole. Nonostante, in teoria, gli agricoltori usino sostanze innocue, ogni volta la metà delle api scompare; i neonicotinoidi per la concia delle sementi hanno ripercussioni evidenti”.

Miele di Giorgio Poeta in accompagnamento a ricotta e nocciole

Il problema, secondo Poeta, è alla base del settore, “con l’apicoltura che non è adeguatamente sostenuta dalla PAC (Politica Agricola Comune, NdR), tanti apicoltori non sopravvivono e devono dedicarsi anche ad altro, gestendo le cose in modo improvvisato. E commettendo quindi degli errori. Una misura netta ma auspicabile? Introdurre un numero chiuso regionale e far sì che il comparto sia gestito soltanto da professionisti preparati. Fondamentale, specie in momenti complessi come questo”.

Favi Giorgio Poeta

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