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Venerdì, 22 Settembre 2023

Il commento

Marianna Ciarlante

Giornalista

Venezia senza star non è la stessa cosa

Non è mai stato facile, come quest'anno, arrivare alla prima fila del red carpet del Festival di Venezia. Addio attese infinite, sotto il sole o sotto la pioggia, per riuscire a vedere, anche solo da lontano, il proprio attore preferito. Addio appostamenti dalle 6 di mattina per accaparrarsi il posto migliore davanti al red carpet o lotte all'ultimo sangue per cercare di avvicinarsi il più possibile alla barriera che divide il tappeto rosso, regno delle star di Hollywood, e la strada, dove la gente normale prova ad avvicinarsi al proprio mito e vivere un sogno. Addio alle urla dei ragazzini davanti al loro idolo, addio ad autografi che finiranno dell'album dei ricordi, addio ai selfie rubati, belli anche se usciti male, a quell'atmosfera elettrizzante che regnava, solitamente, a Venezia in tutti e dieci i giorni di Mostra del Cinema dove la corsa all'avvistamento del divo di turno era un'attività imprescindibile e anche una delle cose più divertenti da fare. Quest'anno, al Festival di Venezia, tutto questo non c'è stato e per quanto si possa dire che, senza le star di Hollywood il festival si sia concentrato su ciò per cui è nato, e cioè il cinema, dobbiamo ammettere che l'assenza dei divi americani, dovuta allo sciopero degli attori e sceneggiatori negli Stati Uniti, si è fatta particolarmente sentire e ha cambiato del tutto le dinamiche di un festival che senza star, non è più lo stesso. 

Al di là di qualche attore italiano che ha attirato l'attenzione, una manciata di americani arrivati a Venezia nonostante lo sciopero e una lunga lista di influencer, di più o meno conto, che si sono presentati sul red carpet veneziano alla ricerca di un po' di visibilità, quest'anno le vere star sono le grandi assenti di un festival che è rimasto defilato, sottotono, un festival che ha presentato i suoi film agli addetti ai lavori ma che ha lasciato fuori ciò che conta di più: il pubblico, le persone normali. E così niente più ragazze e ragazzi emozionatissimi di poter vedere il loro idolo per la prima volta dal vivo e non solo attraverso lo schermo di un telefono, niente più adulti che per un attimo della loro vita riescono a tornare bambini grazie a quel brio che solo l'incontro con il proprio mito riesce a dare, niente più atmosfera magica dove un gruppo enorme di persone, provenienti da tutta Italia o da tutto il mondo, riescono a condividere la stessa emozione di creare un ricordo indelebile che diventerà, negli anni, uno degli aneddoti più belli da raccontare. 

Perché sì, il Festival di Venezia è la celebrazione del cinema e sì, il cinema non è fatto solo da attori ma anche da chi sta dietro la macchina da presa e non si vede sullo schermo, ma non c'è niente di più bello del vivere quel brio di vedere, parlare, toccare la star del proprio cuore e condividere con chi ha la stessa passione, quella scarica di adrenalina che tornerà, viva, ogni volta che si ripenserà a quel momento. 

Venezia 80 ha sofferto della mancanza degli attori di Hollywood creando una barriera tra l'evento in sé e il suo pubblico lasciando girovagare per l'area cinema del Lido di Venezia solo giornalisti, cameraman, accreditati pronti a entrare e uscire da una sala cinematografica all'altra. Ma il bello, del Festival è anche e soprattutto ciò che sta fuori dalla sala, ciò che succede per strada, sul red carpet, in darsena e quest'anno, tutte quelle emozioni di viversi il festival da pubblico esterno non ci sono state e così, nessuno è riuscito a crearsi quel ricordo che gli farà di dire, tra qualche anno: "Ti ricordi quella volta a Venezia". Magari il prossimo anno. 

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