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Sabato, 25 Maggio 2024
Città Lecce

Si filmò mentre abusava del figliastro sordomuto: in Appello arriva lo sconto di pena

Il caso in Salento. L'uomo, di 50 anni, avrebbe compiuto gli abusi in casa o in un casolare di campagna. La condanna è stata ridotta a 3 anni e 9 mesi di reclusione

È stato condannato in Appello a tre anni, nove mesi e dieci giorni di reclusione con l'accusa di aver abusato del figliastro, affetto da sordomutismo e da un deficit cognitivo. L'uomo, un 50enne residente in piccolo comune del Salento, avrebbe anche ripreso col cellulare uno dei rapporti sessuali non consenzienti avuti con la vittima, inviando il filmato ad alcuni utenti. Il 50enne avrebbe compiuto gli abusi in casa, approfittando dell'assenza della moglie, oppure in un casolare di campagna, intimando al figliastro di 30 anni di non raccontare nulla, altrimenti l'avrebbe picchiato. La sentenza è stata emessa ieri, mercoledì 8 febbraio, dalla Corte d'Appello di Lecce che ha ridotto la pena a 3 anni e 9 mesi dai 5 comminati in primo grado. 

La pena inflitta all'uomo

Per il resto, come riferisce Veronica Valente su LeccePrima, è stato confermato il verdetto emesso un anno fa dal giudice per l'udienza preliminare Marcello Rizzo, all'esito del processo discusso col rito abbreviato: il risarcimento del danno per 50mila euro alla vittima, parte civile al processo con l'avvocata Manuela Toma; l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno, l'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, e che, a pena espiata, sia sottoposto per un anno, alle misure di sicurezza del divieto di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con minori e dell'obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti.

L'inchiesta nata dal video "incriminato"

L'uomo finì in carcere nel luglio del 2020 su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Sergio Tosi, salvo poi ottenere i domiciliari con braccialetto (ai quali è tuttora sottoposto).

L'inchiesta sugli abusi prese il via quando un cd contenente proprio il video "incriminato" e altri tre porno che l'uomo aveva spedito via chat a una ragazza conosciuta su Facebook (risultata poi inesistente) finì nelle mani dei carabinieri. Durante gli accertamenti della magistratura, fu disposta anche una perizia psicodiagnostica nei riguardi del ragazzo, che accertò la sua capacità a testimoniare.

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