Martedì, 20 Aprile 2021
Torino

Adelina è morta da un mese, ma il comune non fa cremare la salma: "Vogliono l'assenso dal sesto figlio scomparso 22 anni fa"

Il caso a Torino e la denuncia dei familiari della donna, morta in ospedale il 19 febbraio scorso

La sala del commiato del cimitero monumentale

La salma di Adelina De Antonellis, morta a 93 anni il 19 febbraio scorso all'ospedale Amedeo di Savoia di Torino, è bloccata da un mese all'obitorio del cimitero Monumentale. "Nostra mamma è mancata e vorremmo cremarla, ma a un mese di distanza nessuno dal comune ci ha risposto", denunciano i familiari della donna. Cosa è successo? A impedire il funerale è il fatto che uno dei suoi sei figli (e altri due sono già deceduti) ritenuto vivente è in realtà scomparso dal 1999 e non si hanno sue notizie. Il comune, hanno riferito alla famiglia, chiede l'unanimità dei parenti prossimi viventi per autorizzare la cremazione.

Adelina De Antonellis è morta da un mese, ma il comune non fa cremare la salma

La legge vigente prevede che "in mancanza della disposizione testamentaria o di qualsiasi altra espressione di volontà da parte del defunto" è valida "la volontà del coniuge o, in difetto, del parente più prossimo individuato ai sensi degli articoli 74, 75, 76 e 77 del codice civile e, in caso di concorrenza di più parenti dello stesso grado, della maggioranza assoluta di essi, manifestata all'ufficiale dello stato civile del comune di decesso o di residenza". In sostanza i cinque figli certamente viventi sono tutti d'accordo e questo basterebbe comunque a determinare la cremazione della defunta, ma evidentemente per qualche funzionario dello stato civile del comune vale la normativa precedente, che prevedeva la cremazione solo se decisa all'unanimità. E bisognerebbe quindi chiedere la morte presunta dello scomparso 22 anni fa.

"Oltretutto - dicono i parenti - questo ci obbligherebbe ad acquistare un nuovo loculo e non nel comune di residenza, perché la defunta è collocata in una bara di legno (specifica per la cremazione) con assenza di scatola in zinco, la quale per dimensione non trova posto nei cimiteri di Torino. È da un mese che andiamo avanti con questa vicenda, non ne possiamo più". La famiglia si è rivolta anche al prefetto.

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