Sabato, 31 Luglio 2021
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Anziana uccisa e nascosta sotto il letto, il vicino confessa poi ritratta: "C'era anche un pusher"

Il cadavere di Anna Carla Arecco è rimasto nascosto per tre giorni sotto il letto di Pierluigi Bonfiglio. L'uomo ha confessato l'omicidio, sostenendo che sulla scena era presente anche un'altra persona

Il cadavere di Anna Carla Arecco, una pensionata ritovata nella casa dei vicini sotto il letto della camera di un vicino, viene portato via dalla polizia mortuaria a Genova, 2 maggio 2017. ANSA/STRINGER

Poche decine di euro e qualche gioiello, usati subito per comprare una dose: è morta per questo Anna Carla Arecco, pensionata di 85 anni, trovata senza vita sotto il letto di Pierluigi Bonfiglio, 34 anni, figlio dei vicini di casa. Proprio Bonfiglio avrebbe ammesso ai carabinieri di averla uccisa per pagare la propria dipendenza, e poi nascosta sotto il letto di un appartamento di via del Lagaccio, dove è rimasta sino a lunedì sera: una versione al vaglio degli inquirenti, che stanno verificando se, come sostenuto da Bonfiglio, sulla scena c'era anche un'altra persona.

A trovare il  corpo della pensionata è stata la madre del 34enne, che entrata nella sua stanza per sistemare della biancheria pulita l’ha notato sul pavimento: un epilogo tanto drammatico quanto agghiacciante, da cui i carabinieri del Nucleo Investigativo sono partiti per ricostruire le ultime ore della pensionata. Il racconto, alla fine, è arrivato direttamente dalle labbra dell’assassino: «Ho fatto una stupidaggine, avevo bisogno di soldi per comprarmi la droga», avrebbe ammesso spontaneamente una volta arrivato in caserma, una versione sostenuta anche in presenza del suo avvocato. 

Stando alle prime ricostruzioni, il delitto sarebbe avvenuto dopo le 19 di venerdì, ora in cui la figlia di Anna Carla Arecco ha scambiato le ultime parole con la madre. Nella versione iniziale sostenuta davanti ai carabinieri, Bonfiglio, in cura al Sert per una forte dipendenza da alcol e droga, avrebbe suonato alla porta della pensionata e con una scusa l’avrebbe attirata nel suo appartamento al piano superiore, dove si sarebbe consumato l’omicidio: un colpo alla testa, sferrato con un oggetto contundente, la causa della morte (ma su questo si attendono ancora gli esiti degli accertamenti medico-legali). Poi, il 34enne avrebbe trascinato il corpo nella sua stanza, “off-limits” per i genitori, e l’avrebbe nascosto sotto il letto, dove è rimasto per tre notti.

Questa la versione da subito fornita, in modo spontaneo, da Bonfiglio, prima ai carabinieri del Nucleo Investigativo, poi al pubblico ministero Gabriella Marino. Restano però nodi da sciogliere: pur avendo da subito ammesso il delitto, Bonfiglio ha sostenuto nel corso dell'interrogatorio che venerdì sera nel suo appartamento era presente anche un altro uomo, il suo pusher. Resta da chiarire, adesso, se lo spacciatore abbia assistito al delitto, o se sia arrivato a casa del 34enne a fatti compiuti per vendergli la droga, come spesso faceva. Proprio a lui Bonfiglio avrebbe consegnato gli oggetti trafugati dall'appartamento della pensionata uccisa, un anello e dei contanti.

Il movente, per i carabinieri, è chiaro: Bonfiglio cercava soldi per comprare la droga, e nell’anziana vicina ha individuato un bersaglio facile. Ancora non è chiaro se l’intento iniziale fosse mettere a segno un furto o una rapina, o se il delitto fosse premeditato. Di fatto c’è che il bottino, alla fine, è stato irrisorio: come confermato anche dai familiari della vittima, che sabato sono andati a controllare l’appartamento per tentare di trovare tracce della madre, il portafoglio della donna era ancora in casa, insieme con altri oggetti di valore che non sono stati toccati. Proprio questo dettaglio aveva fatto ulteriormente preoccupare le figlie della pensionata, convinte che la donna non si fosse allontanata spontaneamente da casa, e le aveva spinte a sporgere denuncia.

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