Sabato, 31 Luglio 2021
Città Roma

Arrestato Guerino Casamonica, ricercato da giugno: fermato mentre andava a messa

Il 37enne deve scontare una pena di undici anni di carcere

Foto di repertorio

Stava andando a messa in una chiesa di Capena, cittadina nei pressi di Roma. Lo hanno arrestato. Finisce così la latitanza di Guerino Casamonica. Dal mese di giugno, dopo l’emissione da parte della Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma che lo condanna a più di undici anni di carcere per sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni personali, l'uomo era sparito dalla circolazione e aveva fatto perdere le sue tracce allontanandosi dalla sua abitazione di Frascati.

Appostamenti e pedinamenti, poi l'arresto

I carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati - scrive RomaToday - gli hanno dato la caccia seguendo gli spostamenti dei familiari, in particolare della moglie e dei due figli. Così dopo settimane e settimane di servizi di appostamento e pedinamento, sono riusciti ad individuarlo alle porte di Roma. Una volta riconosciuto dai carabinieri, è scattato il blitz e l'uomo è stato bloccato mentre si stava recando a messa nella chiesa di Capena, comune della provincia a nord di Roma, in compagnia di moglie e figli.

Il blitz dei carabinieri: le immagini

Arrestato Guerino Casamonica 

Guerino Casamonica, 37 anni, ricercato dal 27 giugno 2017, è stato arrestato e condotto in carcere a Rebibbia; aveva trovato ospitalità presso la sede di un’Associazione di solidarietà sociale e di servizi assistenziali con sede nel limitrofo comune di Morlupo, all’interno di una palazzina dove sono presenti anche abitazioni private.

Estorsione e sequestro di persona

I fatti a cui si riferisce la condanna sono riconducibili al mese di marzo 2011, quando i carabinieri lo arrestarono insieme ad altre tre persone, in flagranza di reato: avevano sequestrato a Roma due uomini, un colombiano di 32 anni e un romano di 50 anni, al fine di indurli con violenza e minacce a restituire un’ingente somma di denaro, 150 mila euro; i parenti dei due malcapitati erano stati contattati e minacciati affinché provvedessero a pagare una prima tranche di 30 mila euro in contanti per ottenere la liberazione dei due. 

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