Brindisi, prete arrestato per pedofilia: "Abusi sessuali su un bimbo di 10 anni"

Ordinanza di custodia cautelare per don Francesco Caramia, sotto inchiesta dopo la denuncia di un pediatra al quale si rivolse la madre di un minore

Foto di repertorio

BRINDISI - Atti sessuali in sacrestia con un ragazzino minorenne che voleva fare il chierichetto, nella chiesa San Giustino de’ Jacobis del rione Bozzano, a Brindisi. L’accusa mossa inizialmente nei confronti dell’ex parroco, don Francesco Caramia, oggi ha portato il prete agli arresti, in carcere, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che ha scosso l’intera comunità religiosa del quartiere.

LUI RESPINGE LE ACCUSE - Don Francesco Caramia risulta sotto inchiesta dopo la denuncia di un pediatra del capoluogo al quale si è rivolta la madre di un bambino di Brindisi che all'epoca aveva nove anni, dopo essere venuta a conoscenza del disagio del figlio da un’amica di quest’ultimo. Fatti che sarebbero avvenuti tra il 2007 e il 2008. Sul caso hanno indagato i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Brindisi, con il capitano Luca Morrone e il tenente Luca Colombari, che hanno anche eseguito il provvedimento restrittivo. Don Francesco ha sempre respinto l’accusa professandosi assolutamente estraneo ai fatti. E’ difeso dall’avvocato Giancarlo Camassa che ha voluto come proprio consulente la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto non solo delle più importanti inchieste giudiziarie italiane, ma anche dei salotti televisivi dedicati agli ’approfondimenti di delitti eclatanti.

La svolta nell’inchiesta, con la decisione del pubblico ministero Milto Stefano De Nozza di chiedere l’arresto del parroco, poi firmato dal gip Maurizio Saso, sarebbe legata all’esito dell’incidente probatorio disposto lo scorso 16 febbraio, quando in forma protetta venne ascoltato il ragazzino minorenne ritenuto parte offesa, vittima cioè degli abusi a sfondo sessuale.

Quel parroco, il prete della chiesa di Bozzano, mi obbligava a fare atti sessuali: succedeva anche in sacrestia, qualche volta mi ha dato spintoni e mi ha minacciato dicendo che se avessi parlato avrebbe fatto licenziare mio padre o fatto vendere la casa.

Sarebbe stata questa la verità riferita dal minore, evidentemente ritenuto credibile. E sarebbe questo uno dei gravi indizi a carico del parroco, circostanza che assieme al pericolo di reiterazione del reato benché Caramia si sia dimesso dall’incarico, hanno portato alla misura cautelare.

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