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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Milano

Bambino morto cadendo dalle scale a scuola: la decisione dei giudici sulla maestra

"Non c'è un nesso causale tra l'incidente e l'omissione di sorveglianza", si legge nelle motivazioni dell'assoluzione

Per i giudici non c'è un nesso causale tra l'incidente e l'omissione di sorveglianza. Per questo è stata assolta dall'accusa di concorso in omicidio colposo la maestra 43enne del piccolo Leonardo, il bambino di cinque anni e mezzo che aveva perso la vita nell'ottobre del 2019 dopo essere precipitato nella tromba delle scale della scuola Pirelli di via Goffredo da Bussero, a Milano. È quanto si legge nelle motivazioni dell'assoluzione nel processo con rito abbreviato, arrivata dopo che in primo grado l'insegnante era stata condannata a una pena di un anno, con sospensione condizionale, sentenza poi 'riscritta' dai giudici.

"Nonostante l'omissione di cui si è resa responsabile (consistita nel non avere assicurato la sorveglianza dell'alunno fuori dalla classe, nel non averlo affidato alla supervisione di alcuno altro adulto e di avergli consentito di andare in bagno da solo, e senza neppure avere cercato l'accompagnamento di un collaboratore scolastico) - si legge nelle motivazioni dell'assoluzione della maestra, della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano, presieduta da Antonio Nova - il bambino veniva a un certo punto ugualmente preso in carico da chi aveva un'autonoma posizione di garanzia nel riportarlo in classe sano e salvo", ovvero la collaboratrice scolastica.

Di conseguenza i giudici hanno considerato che "non può essere ritenuto sussistente con certezza il nesso di causalità tra la iniziale condotta colposa e omissiva" della maestra e la morte del bimbo. "Nella sua specificità e nello sviluppo tragico del suoi verificarsi - si legge ancora nelle motivazioni - non è rimproverabile all'imputata in quanto la situazione di affidamento a un collaboratore, che la condotta inizialmente omessa doveva garantire, si era comunque verificata".

E, se anche la maestra, continuano i magistrati, "avesse chiamato la bidella fin da subito e avesse affidato il bambino all'adulto nell'immediatezza dell'uscita del bambino, non vi è prova certa che qualcosa sarebbe cambiato in tal caso rispetto al successivo tragitto (rivelatosi fatale), lungo il quale il piccolo, ormai perso di vista anche dalla collaboratrice scolastica, faceva rientro in classe". Ancora in corso il processo a un'altra maestra, quella di sostegno. Mentre la bidella, terza imputata, aveva scelto il patteggiamento a due anni di carcere. 

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