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Domenica, 22 Maggio 2022
Grosseto

Centinaia di braccianti sfruttati a 2,5 euro l'ora: tre aziende nei guai

La scoperta della Guardia di Finanza in Maremma: i lavoratori venivano impiegati per 15-16 ore al giorno, senza contratto e copertura assicurativa, sotto la costante minaccia di essere licenziati

Impiegavano nei campi agricoli centinaia di lavoratori "in nero", sia italiani che stranieri, sfruttati per 15-16 ore al giorno con una misera paga di 2,5 euro l'ora. Un incubo quotidiano a cui si andavano ad aggiungere le minacce di licenziamento, le aggressioni verbali e le ferie, difficilmente concesse e non retribuite. Sono queste "le opprimenti condizioni di lavoro, cui sarebbero stati sottoposti braccianti agricoli" scoperte dalla Guardia di Finanza in tre aziende agricole della Costa degli Etruschi, in Maremma, tra Livorno e Grosseto. I titolari delle tre aziende sono stati deferiti con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

L'inchiesta, coordinata dalla procura di Livorno e condotta dalla Guardia di Finanza di Piombino, ha avuto inizio nel luglio del 2019. Come spiegato in una nota delle Fiamme Gialle, i tre imprenditori, ricevuti gli avvisi di garanzia, "hanno immediatamente proceduto al pagamento delle sanzioni amministrative nel frattempo già contestate da Gdf e Inps, versando nelle casse dell'Erario circa 5.800.000 euro": gli indagati si sarebbero resi responsabili "delle violazioni amministrative in materia di lavoro riferibili a 854 rapporti di impiego, con l'applicazione di 571 distinte maxi sanzioni per lavoratori completamente 'in nero' nonché di ulteriori 283 sanzioni per infedeli registrazioni sul Libro unico del lavoro".

I tre titolari delle aziende, oltre a impiegare senza "contratto né copertura previdenziale e assicurativa" i braccianti, avrebbero inoltre "costretto diversi lavoratori, per lo più stranieri, a vivere in affitto in un casolare abusivo sugli stessi terreni delle aziende agricole, in condizioni igienico-sanitarie precarie", senza riscaldamento e allaccio alla rete idrica e senza acqua potabile, con il costo dell'affitto decurtato dalla paga. Constatate agli indagati anche violazioni fiscali per redditi non dichiarati per oltre 2 milioni di euro e omessi versamenti di Iva e altre imposte per circa 600.000 euro. Ricostruito poi l'ammontare degli affitti 'in nero' ai lavoratori nel casolare, con un'ulteriore sanzione per oltre 150.000 euro. Gli accertamenti hanno riguardato infine i contributi ottenuti dagli imprenditori dall'Ue, tramite fondi Feasr, nell'ambito della Pac: sarebbero emerse "numerose irregolarità che gli indagati avrebbero commesso simulando il possesso dei requisiti previsti". In particolare, unitamente a una quarta azienda agricola loro complice, avrebbero prodotto contratti di affitto fittizi di terreni agricoli. Da qui la denuncia anche per truffa aggravata ai danni dello Stato e dell'Ue per indebita percezione di oltre 151.000 euro di erogazioni pubbliche comunitarie, soldi che sarebbero inoltre stati "distorti" e utilizzati per pagare i braccianti. Il conseguente danno erariale venutosi a creare è stato segnalato alla competente procura regionale Toscana della Corte dei Conti. 

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