Giovedì, 18 Luglio 2024
Città Treviso

La denuncia della modella: "Costretta a salire dalla porta posteriore del bus perché ho la pelle nera"

Il racconto di Merrebel Gifty Ackah, 47enne di origine ghanese: "Non c'erano ragioni, se non un malcelato razzismo". Avviata indagine interna

"Basta, sto guidando. E poi non ho tempo per gente come te". Questo avrebbe urlato un autista della linea 4 della Mom (collegamento che è stato dato a una ditta in sub-affidamento)  a una donna di colore che chiedeva come mai non avesse aperto la porta anteriore del mezzo e l'avesse fatta salire da quella posteriore. Il fatto, successo venerdì 5 maggio a Treviso è stato denunciato da Merrebel Gifty Ackah, una 47enne di origine ghanese che da 20 anni vive nel capoluogo. 

Merrebel, sposata con un italiano e madre di due figli, è una modella dal fisico scultoreo e con una bellezza che lascia senza fiato. "Non mi presenterò davanti alle forze dell'ordine per esporre quello che secondo me è un gesto fortemente discriminatorio - ha detto - ma voglio che quell'autista mi faccia delle scuse pubbliche. Non c'erano ragioni per farmi salire dietro se non un malcelato razzismo. Ma perché dovrei vergognarmi del colore della mia pelle quando invece sono molto orgogliosa di essere 'nera'?". 

In due decenni trascorsi a Treviso Merrebel dice che questo non è il primo episodio di intolleranza razziale di cui è stata vittima. "Era il 2000 - spiega - e tutto sommato voglio capire perché si trattava dei primi anni in cui c'era effettivamente una immigrazione massiccia dall'Africa e forse la gente di questa città doveva ancora metabolizzare la cosa. Ma 23 anni dopo non ci sono scuse. Ho passato tanto tempo a dire ai miei figli che queste situazioni ci sono sempre state e che non sarà il loro atteggiamento a far cambiare la mentalità di certe persone. Ma questa volta è successo a me e sono diventata furiosa. Quello che mi ha fatto più male è stata la risposta dell'autista quando gli ho chiesto il perché di quel gesto, visto che poi alle fermate successive, ha aperto la porta davanti per far salire altri passeggeri. Quel 'non ho tempo per gente come te' mi ha fatto capire che il razzismo è ancora nascosto dentro all'animo di tanti. Ma c'è stato anche chi, all'interno dell'autobus, ha vivacemente protestato per come sono stata trattata. È una cosa che mi dà grande speranza. Non per me ma per il mondo in cui vivranno i miei figli".

Dalla Mom è arrivata, oltre alla condanna, una ferma risposta. "Avvieremo un'indagine interna - spiega il presidente Giacomo Colladon – quello che è successo è inaccettabile e, se verificato, ci farà prendere provvedimenti molto seri nei confronti dell'autista. Posso dire sin d'ora che risulterà 'colpevole' non guiderà più un nostro mezzo. Noi abbiamo un codice etico di comportamento che mette il cittadino, a prescindere dal colore della sua pelle, dall'etnia e dalla religione, al primo posto. Se i fatti sono come raccontato dalla nostra utente non esiterò un solo secondo a porgerle pubblicamente le mie scuse a nome di tutta l'azienda".
 

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