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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
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Rimini, risolto il giallo del cadavere nella valigia: fu la madre a gettarla in mare

Il drammatico gesto di una donna che ha visto morire per anoressia la sua figlia 27enne. Per giorni ne aveva vegliato il cadavere

RIMINI - C'è una storia drammatica dietro al caso del cadavere di una donna ritrovato in una valigia che galleggiava nel porto di Rimini. Gli inquirenti della squadra Mobile della polizia di Stato, coordinati dal pubblico ministero Davede Ercolani, hanno svelato il mistero su chi ha chiuso i poveri resti di una 27enne russa nel trolley per poi gettarli nel canale.

Secondo chi indaga, è stata la madre a chiudere nella valigia la figlia, 27enne morta per le conseguenze dell'anoressia, dopo averla vegliata già cadavere per alcuni giorni in casa. Poi avrebbe gettato il trolley in acqua perché disperata e distrutta dal lutto. Il giorno prima del ritrovamento del cadavere nella valigia, la donna, 48enne originaria di Mosca e badante in Italia, sarebbe tornata in Russia con un volo diretto. Per ora, comunque, il fascicolo aperto in Procura è a carico d'ignoti ma la madre della ragazza dovrà rispondere delle accuse di dispersione di cadavere e abbandono d'incapace.

Come racconta Tommaso Torri su RiminiToday, è stata proprio la notizia del ritrovamento del cadavere ad insospettire un amico intimo della mamma che si è quindi rivolto agli inquirenti. Agli investigatori l’uomo ha raccontato di essere stato in contatto con la madre della ragazza dal 10 marzo, data in cui la donna diceva di trovarsi già in Russia per le pratiche di successione dopo il decesso della propria madre. A Mosca la donna racconta all’amico di aver portato con sé anche la figlia malata, per farla visitare da uno specialista italiano all’estero. I contatti tra la donna e l’amico riminese avvenivano, stando sempre al racconto dell’uomo, su un’utenza cellulare italiana fino a quando la russa non ha chiamato con un cellulare estero.

Rimini, cadavere trovato in una valigia

A quel punto però il cadavere era già stato scoperto e i sospetti dell’amico si sono fatti certezze quando, sempre in una conversazione telefonica, ha affrontato la donna chiedendole della sorte della figlia. A quel punto la 48enne è scoppiata a piangere e ha raccontato tutto, tranne il perché. Accertato che si trattava di una 27enne, grazie alle impronte digitali gli inquirenti della squadra Mobile avevano scoperto che si trattava una cittadina russa e che nella sua morte erano implicati i familiari. Ulteriori accertamenti, inoltre, avevano permesso di scoprire che la vittima poteva essere al centro di una vicenda di disagio sociale e che la 27enne, residente a Rimini, in passato era stata ricoverata diverse volte in ospedale per anoressia, l'ultima delle quali alcuni mesi fa.

Secondo l'esame autoptico, eseguito dal professor Giuseppe Fortuni, sarebbe stata proprio questa malattia a uccidere la ragazza il cui corpo, in avanzato stato di decomposizione, pesava appena 35 chili. Secondo quanto emerso, inoltre, il corpo si trovava in acqua da non più di una settimana e il decesso potrebbe risalire ad almeno quindici giorni prima del ritrovamento. Al momento il fascicolo d’indagine aperto in Procura è per morte come conseguenza di maltrattamento e distruzione e dispersione di cadavere.
 

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