Lunedì, 25 Gennaio 2021
Agrigento

Vetri rotti e materassi incendiati: i migranti in fuga dal centro d'accoglienza Villaggio Mosè

Ci sono tre poliziotti feriti. 65 ospiti hanno aggredito le forze dell'ordine lanciando oggetti di ogni tipo. Alcuni in quarantena sarebbero riusciti a fuggire

Rivolta, questa notte, nel centro di accoglienza al Villaggio Mosè di Agrigento, dove circa 65 migranti hanno aggredito i poliziotti lanciando oggetti di ogni tipo e appiccando il fuoco a materassi. Alcuni migranti, in quarantena, sarebbero riusciti a lasciare il centro. Tre gli agenti rimasti feriti. A dare notizia dell'accaduto è AgrigentoNotizie

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Circa 65 ospiti, per lo più tunisini hanno dato vita a una rivolta, lanciando contro le forze dell'ordine estintori, reti dei letti, parti di finestre mandate in frantumi, pietre e altri oggetti di ogni genere. È divampato anche un incendio dopo che i migranti hanno dato fuoco ai materassi tentando di lanciarli addosso ai poliziotti. Alcuni sono riusciti ad allontanarsi dal centro dove erano sottoposti alla quarantena. I feriti sono tre agenti del Reparto mobile di Palermo.

 "Queste vicende si verificano con una frequenza allarmante ma invece sono ormai vissute come fossero normali, e questo è inaccettabile" sottolinea  il segretario generale della Federazione sindacale della Polizia di Stato Valter Mazzetti, secondo cui i centri di accoglienza "sono bombe ad orologeria sul piano anzitutto sanitario, considerata l'emergenza Coronavirus, ma anche sociale e dell'ordine e sicurezza pubblica".  "Ciò che più ci preme è l'apparente assoluta indifferenza per le condizioni di lavoro in cui operano le forze dell'ordine in questo settore, abbandonate completamente a rischi elevatissimi senza che si riesca a nascondere che la problematica della gestione dei migranti, aggravata enormemente dall'emergenza Covid 19, viene scaricata totalmente sulle loro spalle - aggiunge - Praticamente ovunque, in queste strutture, i migranti rifiutano di rimanere in quarantena. Le rivolte e le fughe di massa sono continue e noi non siamo numericamente in grado di affrontarle, né abbiamo protocolli chiari in tal senso. Rischiamo sistematicamente il massacro, mentre vengono commessi reati gravissimi".

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