Domenica, 7 Marzo 2021
Siena

L’inquietante scoperta di una nuova chat degli orrori tra giovanissimi

Pedopornografia, simboli nazifascisti, violenze raccapriccianti: indagati 12 minorenni. Gli inquirenti l’hanno definita “disgustosa”

Foto di repertorio Pixabay

Si scambiavano foto e filmati pedopornografici, con bambini costretti a subire sevizi e violenze sessuali, insieme a messaggi inneggianti al nazifascismo e al terrorismo islamista. A farlo, ancora una volta, ragazzi minorenni. Giovanissimi, tra i 14 e i 17 anni, da più parti di Italia, che usavano WhatsApp per condividere questo tipo di materiale raccapricciante.

Una nuova chat degli orrori, quella scoperta degli inquirenti, e oggi la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Firenze, guidata dal procuratore Antonio Sangermano, ha indagato 12 di questi ragazzi. Stamattina sono scattate le perquisizioni nei loro confronti, eseguite dai comandanti delegati dei carabinieri in Piemonte, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Basilicata, con molto materiale informatico sequestrato, a partire dai loro cellulari. 

Il gruppo su WhatsApp coinvolgeva ragazzini da tutta Italia

L'operazione "Utistici", come gli stessi ragazzi indagati avevano nominato il loro gruppo su Whatsapp, è il proseguimento dell'operazione "The Shoah Party", il nome di un’altra chat dell'orrore sempre gestita da minorenni, soprattutto piemontesi, che era stata condotta dai carabinieri di Siena nel 2019 dopo la denuncia di una madre che aveva scoperto nel cellulare del figlio immagini shock. 

Come già The Shoah Party”, anche la chat "Utistici" è stata scoperta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Siena. Il gruppo su WhatsApp coinvolgeva ragazzini tra i 14 e i 17 anni (ma c’era anche qualche maggiorenne), tutti originari da diverse regioni d'Italia. Gli investigatori hanno spiegato che i ragazzini avevano attuato “un sistematico interscambio, in condivisione di immagini e filmati, inerenti la pedopornografia, con bambini anche in tenerissima età, costretti a subire e compiere atti di natura sessuale disumani”. Inoltre, i giovanissimi scambiavano “anche numerosi immagini inerenti l'odio razziale: hanno inneggiato a dittature sanguinarie e stragiste (con reiterate immagini di Adolf Hitler, dei simboli del nazi-fascismo e del terrorismo di matrice islamista), tutto in abbinamento con il Best Gore, ovviamente scaricato dai più noti dark e deep web, questo nel quadro più generale di esaltazione della forza e della violenza come 'misura di tutte le cose", come ha sottolineato il procuratore Sangermano.

Una nuova chat degli orrori di un gruppo di giovanissimi

Gli investigatori dei carabinieri di Siena hanno continuato a indagare negli ambienti del dark e del deep web anche dopo l’inchiesta sulla chat “The Shoah Party” iniziata nell’aprile 2019, fino alle nuove perquisizioni scattate oggi per cercare prove inerenti le ipotesi di reato contestate agli indagati, che hanno portato al sequestro di numerosi smartphone, memorie sd, pc, chiavette usb e ecc. che saranno successivamente analizzati. Le ipotesi di reato che ruotano intorno alla “disgustosa chat” (così è stata definita dagli inquirenti) sono diffusione e detenzione di materiale pedo-pornografico e istigazione a delinquere. Dal gruppo WhatsApp è emersa una descrizione dettagliata ed inquietante degli interessi dei ragazzi coinvolti, paralleli a una vita apparentemente normale di un adolescente: "questa volta nella chat ci sono anche ragazze, le quali spesso con richieste esplicite, non meno ai compagni maschi, interagiscono a pieno titolo sugli argomenti trattati, avendo consapevolezza del disvalore sociale e criminale delle loro azioni", ha spiegato  il procuratore Sangermano.

Dall'analisi del materiale pubblicato in condivisione nella chat di gruppo sono scattate così le perquisizioni e gli interrogatori dei minorenni coinvolti al fine di chiarire le loro posizioni. Molto del materiale detenuto "in condivisione e censurabile è proveniente dagli ambienti del web sommerso, conosciuto come dark e deep web, ossia quella parte di internet dove solo gli utenti più esperti riescono ad accedere Infatti lì si trova veramente di tutto, soprattutto illegale e spesso ben oltre i confini della sanità mentale", ha concluso il magistrato.

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