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Lunedì, 4 Marzo 2024
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La messa di don Michele sottotitolata in inglese per i migranti

L'iniziativa è del sacerdote della parrocchia dell'Assunta a Canosa di Puglia: tra i fedeli anche gli immigrati ospitati in una struttura vicino alla chiesa. Due proiettori, un iPad e un traduttore "per aiutarli a integrarsi con l'aiuto dei parrocchiani"

CANOSA DI PUGLIA (BAT) - Si sente bisbigliare in chiesa mentre si celebra messa. È come un lento e cadenzato sussurro che nessuno tra i fedeli della chiesa dell'Assunta di Canosa di Puglia, interrompe. Perché a nessuno dà fastidio. A mormorare a voce bassissima in inglese preghiere e versi sono gli immigrati ospitati in una struttura che si trova vicino alla chiesa. È stato il parroco, don Michele Malcangio ad avere l'idea per favorire la loro integrazione.

LE PAROLE DI DON MICHELE - "Da quando sono arrivati in paese, qualche settimana fa, qualcuno di loro era solito venire in chiesa alla domenica per ascoltare il vangelo e partecipare alla celebrazione eucaristica ma notavo i loro sguardi persi nel vuoto. Ho intuito subito qual era il problema: la lingua. Da lì, la decisione di sottotitolare tutta la celebrazione in inglese", racconta ad Askanews. E così, don Michele - che gli immigrati chiamano don Michael - ha preso due proiettori, un iPad e un traduttore che lo aiuta a tradurre in inglese non solo il foglietto che solitamente si trova sui banchi con canti, letture, preghiere e vangelo, ma anche l'omelia.

Profughi tra i fedeli: a Canosa vince l'integrazione (Foto da Facebook)

L'AIUTO DEI FEDELI - "Penalizzando un po la mia spontaneità - riferisce il sacerdote - ho deciso di preparare l'omelia che così leggo. E appena termino, c'è chi tra i miei volenterosi parrocchiani la ripete in inglese: io con le lingue straniere sono negato". Ma perché non sottotitolare anche l'omelia mentre viene pronunciata? "Perché distrae, succede anche a noi se guardiamo un film con i sottotitoli: spesso o si guardano le immagini o si legge e in entrambi i casi qualcosa si perde", spiega don Michele. I migranti - che arrivano per lo più da Nigeria e Somalia - sono entusiasti dell'iniziativa.

UN AIUTO PER L'INTEGRAZIONE - Luke - 23enne nigeriano con la gioia di vivere negli occhi nonostante il ricordo vissuto della guerra - è tra i più felici: "Good, don Micheal, good", ripete mostrando il pollice all'insù. E i parrocchiani come l'hanno presa? "Benissimo e mi stanno aiutando molto", sottolinea il sacerdote. L'entusiasmo di questi ragazzi di colore ha conquistato tutti: c'è chi, seduto nelle prime file, al momento del segno di pace si volta verso di loro - che siedono in fondo alla chiesa - e con un gran sorriso con le mani giunte, intrecciano un virtuale scambio di pace. "È la forza di Dio, ne sono convinto", afferma il parroco. Il prossimo step? "Coinvolgerli nella celebrazione: non escludo che sia uno di loro a leggere dal pulpito l'omelia che scriverò", chiosa don Michele.

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