Sabato, 19 Giugno 2021
POLEMICHE / Rimini

Cocoricò, dal governo tolleranza zero contro le discoteche

Si allarga il "fronte di guerra". Stop al locale di Riccione per 120 giorni dopo la morte del giovane Lamberto, ucciso da un'overdose di ecstasy. Alfano: "Non possiamo rimanere a guardare i ragazzi distruggersi il cervello"

Foto da @officialcocorico

RICCIONE (RIMINI) - Partiamo dalla fine. Dalla decisione di chiudere per 120 giorni il Cocoricò, il locale dove lo scorso 19 luglio è morto il 16enne Lamberto Lucaccioni, ucciso da un'overdose di ecstasy. Partiamo dalle parole del titolare della famosa discoteca: "Più che una chiusura temporanea, si tratta di una chiusura definitiva dell'azienda, perchè una chiusura di 120 giorni, se non sarà rivista dal Tar, è un provvedimento che porta al fallimento". Così il direttore artistico Fabrizio De Meis, in una conferenza stampa a Roma, ha commentato la decisione della Questura di Rimini.

"PER NOI E' LA FINE" - "Una chiusura di 4 mesi a cavallo del periodo turistico non dà la possibilità di riemergere dalle inevitabili problematiche finanziarie", ha ribadito il manager. "Non credo che un provvedimento di chiusura del Cocoricò di 4 mesi possa risolvere il problema dello sballo tra i giovani" ha continuato De Meis. "Chiudendo il Cocoricò non si risolve il problema dello sballo con droghe e alcol, altrimenti sarei il primo a voler chiudere". De Meis ha ricordato che "avevamo già proposto" altre soluzioni per tentare di arginare questo problema, "come il Daspo per chi compie reati in discoteca e l'esame del tampone per tutti i clienti che vogliono entrare nei locali, per verificare se hanno assunto stupefacenti e quindi vietare l'ingresso a chi è risultato positivo".

LA POLITICA - Diverse le reazioni di fronte alla decisione della Questura di Rimini. "E' una follia tutta italiana", ha detto la deputata di Fi, Daniela Santanchè, secondo la quale non si può combattere la droga "uccidendo lo spirito di fare impresa in Italia", mentre per il suo collega di partito, Maurizio Gasparri, il questore ha fatto bene "e bene fa chiunque combatta per la vita contro la droga. Bisogna far capire ai giovani che certi comportamenti e certi stili di vita sono auto distruttivi e suicidi". "La sanzione contro il Cocoricò può essere un monito per altre discoteche, ma bisogna combattere la cultura dello sballo e qui è la scuola che deve prima di tutto intervenire", ha detto il deputato del Pd Edoardo Patriarca, componente della commissione Affari sociali. Contrario alla chiusura anche Sergio Pizzolante, deputato riccionese e vice Presidente dei deputati del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc), secondo il quale "il Cocoricò e Riccione non sono il centro dello spaccio, dello sballo e del porno, come si sostiene oggi sul Corriere della Sera e su altri giornali. E mi dispiace molto che il sindaco di Riccione non colga l'enorme danno di immagine per la città".

ALFANO: "CHIUDEREMO ALTRE DISCOTECHE" - Tolleranza zero contro la droga. Per questo il ministro dell'Interno Angelino Alfano dice che dopo il Cocoricò è pronto a chiudere altre discoteche. "Continueremo a prendere provvedimenti severi in materia di prevenzione e repressione" ha detto il ministro al Corriere della Sera, "ma su un punto voglio essere chiaro: non esiste linea dura contro le discoteche, ma contro la vendita e la cessione di droga nelle discoteche. Fino a che i locali rimangono luoghi di divertimento, i gestori possono contare sulla collaborazione delle forze dell'ordine. Ma contro lo sballo che uccide adotteremo la tolleranza zero. Non possiamo rimanere a guardare i ragazzi distruggersi il cervello e rischiare la vita. Se non addirittura perderla. Non possiamo consentire che ci siano zone franche". 

DASPO DA DISCOTECA - La proposta dei gestori del Cocoricò di un Daspo per chi commette reati in discoteca, ha proseguito il ministro, "non mi sembra una cattiva idea, terrò conto di questo suggerimento all'interno del disegno di legge sulla sicurezza urbana. In ogni caso voglio ribadire che il provvedimento di chiusura ha una natura amministrativa, non ha intento punitivo contro il proprietario o l'impresa di gestione". 

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