Martedì, 2 Marzo 2021

Il cinema che si ribella al Dpcm e resta aperto

A Taviano, in provincia di Lecce, il gestore di un multisala ha deciso di non chiudere nonostante le norme dell'ultimo Decreto, in vigore da oggi, glielo vietano

Cinema

Oggi, giorno in cui entra in vigore il nuovo Dpcm - che chiude cinema e teatri e obbliga bar e ristoranti ad abbassare la saracinesca alle 18 - è il giorno della protesta. Il mondo dello spettacolo e della cultura è sul piede di guerra per la decisione del governo che, di fatto, paralizza un settore già fatto a pezzi dalla pandemia. E, insieme alla protesta, arriva anche qualche dissidente. 

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Antonio Mosticchio, gestore del Multiplex Teatro Fasano - cinema di Taviano, in provincia di Lecce - si ribella e decide di restare aperto. "Disobbedienza civile" spiega al Quotidiano di Puglia, iniziando così la sua battaglia. "Non esistono evidenze scientifiche di focolai dovuti a cinema e teatri che da sempre sono stati i luoghi più sicuri in quanto garantiscono il mantenimento della distanza di sicurezza, l'uso delle mascherine, il continuo ricambio di aria e la sanificazione dei posti a sedere - dichiara - Il cinema resterà aperto fino a quando non vi sarà una chiusura fisica forzata. In questo momento storico è più che mai anche una forma di evasione e di arte che garantisce intrattenimento e un apporto terapeutico in un periodo di forte stress psicologico". 

L'appello a Conte

Cinema e teatri sono in profonda sofferenza da mesi e lo scenario che si va delineando davanti è drammatico. Per questo, oltre alle richieste d'aiuto che stanno arrivando dagli artisti e dai lavoratori del mondo dello spettacolo, il presidente dell'Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) Carlo Fontana ha scritto una lettera indirizzata proprio a Giuseppe Conte e al ministro Dario Franceschini per chiedere la revoca di certe restrizioni. Una nuova chiusura comporterebbe un colpo difficilmente superabile e una drammatica ricaduta sulle decine di migliaia di lavoratori ed artisti, già al limite del sostentamento a causa del crollo del reddito" si legge nella missiva.

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