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Martedì, 28 Maggio 2024
Città Lecce

Accertato un caso di colera, un uomo in isolamento: le ipotesi sul contagio

Ricoverato in ospedale, sono state avviate le indagini per capire come abbia contratto la malattia. Non si esclude che possa avere mangiato alimenti a rischio. Avviato lo screening anche per i familiari. Cosa dobbiamo sapere sul colera

Un caso di colera preoccupa Lecce. Un uomo è ricoverato in isolamento nel reparto di malattie infettive dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce ed è stato isolato il microorganismo responsabile del colera.

Si tratta di un paziente anziano, sottoposto a tutte le analisi del caso e secondo gli esperti del dipartimento di Prevenzione avrebbe mangiato cibo a rischio. L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata ha avviato le indagini di laboratorio sugli alimenti assunti dal paziente e sulle acque utilizzate dall'uomo che non sono provenienti dall'acquedotto. "Le sue condizioni generali di salute sono buone", precisano dall'Asl del capoluogo salentino. 

Sono in corso gli approfondimenti per la tipizzazione del vibrione da parte dell'Istituto Superiore di Sanità. Dall'Asl spiegano che, poiché il paziente è risultato positivo ad altro microrganismo responsabile di sintomatologia gastroenterica, non si esclude che il 'vibrio Cholerae' isolato "sia del tipo non tossigeno e dunque non pericoloso". Anche i familiari dell'uomo sono sotto sorveglianza e hanno effettuato esami di laboratorio. "La situazione è sotto controllo, sia sotto il profilo sanitario che epidemiologico", assicura l'azienda sanitaria.

Nelle scorse settimane un caso di colera era stato accertato ad Arbus (Oristano). Fortunatamente le analisi hanno chiarito che il ceppo batterico non appartiene alle tipologie responsabili della maggior parte delle epidemie da colera.  

Cosa è il colera e quali sono i sintomi

Il colera è un'infezione diarroica acuta causata da un batterio. La malattia può essere contratta in seguito all'ingestione di acqua o di alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti (malati o portatori sani o convalescenti). I batteri del colera possono sopravvivere anche nell'acqua di mare. Per questo motivo il pesce, se consumato crudo, e altri prodotti ittici come molluschi e crostacei, sono particolarmente pericolosi. Anche la verdura consumata cruda può essere un veicolo di contagio per la possibilità che liquami vengano usati a scopo irriguo o fertilizzante. Oggi la malattia è considerata endemica in molti Paesi e il batterio che la provoca non è ancora stato eliminato dall’ambiente. 

Il periodo di incubazione del colera (la persona è già stata infettata ma non ha ancora manifestato i sintomi) va da poche ore a 5 giorni, ma abitualmente è di 2-3 giorni.

Il colera si manifesta con molte scariche di diarrea acquosa, vomito, rapida disidratazione, abbassamento della temperatura (ipotermia). La perdita di grandi quantità di liquidi con il vomito e la diarrea può infatti provocare stato di shock e, se non opportunamente curata, la morte. L'aspetto più importante nella cura del colera è la reintegrazione dei liquidi e dei sali persi. L'attuale raccomandazione dell'Oms è quella di somministrare gli antibiotici solo ai casi di colera con grave disidratazione. I pazienti affetti da colera dovrebbero essere ricoverati in ospedale in isolamento. 

Le persone che sono state in contatto con un caso di colera (conviventi, persone che hanno condiviso alimenti e bevande con il paziente) devono essere sottoposte a sorveglianza sanitaria per 5 giorni dall'ultima esposizione e per altrettanti giorni dovrebbero astenersi da tutte quelle attività che comportino direttamente o indirettamente la manipolazione di alimenti. 

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