Giovedì, 25 Febbraio 2021
Arezzo

"Prima lievi sintomi, poi in 48 ore sono finito in terapia intensiva: non sottovalutate questa malattia”

Tredici giorni di buio, poi il lento ritorno alla vita: la testimonianza di Paolo Pacielli, conduttore radiofonico aretino

Paolo Pacielli in ospedale (foto ArezzoNotizie)

Aveva fatto il tampone a semplice scopo precauzionale. Quando il risultato è arrivato, veder scritto “positivo” lo ha lasciato senza parole: si sentiva bene. Per di più, era sicuro di aver fatto attenzione, di aver seguito tutte le regole: distanziamento, mascherina, igiene. "Stentavo a crederci, perché stavo bene ed ero sano a tutti gli effetti", racconta Paolo Pacielli, voce radiofonica dell’emittente aretina Radio Effe. In pochi giorni però è cambiato tutto.

Prima qualche debole sintomo, subito comunicato ai medici dell’Usca che lo seguivano durante la quarantena: la febbre poco sopra i 38, alcuni starnuti, qualche colpo di tosse, la voce che iniziava ad affievolirsi, per poi scomparire del tutto. Nel giro di poco meno di 48 ore, Pacielli si è ritrovato dal sentirsi relativamente bene al dover chiamare un’ambulanza, come dice ad ArezzoNotizie.

Quando è arrivato in ospedale “ero già in grave carenza di ossigeno”, ricorda. “I sanitari, con grande professionalità e grande tatto, mi hanno spiegato che avevo bisogno di cure”. Poco dopo il suo arrivo nel reparto Covid dell’ospedale San Donato, Pacielli è stato sedato e intubato. Ha “dormito” per 13 giorni, mentre i medici intorno a lui hanno fatto il possibile. “Quando mi sono risvegliato, la dottoressa mi ha saluto con voce gioiosa e con uno sguardo solare e mi ha detto: hai dormito per 13 giorni. È stato un modo delicato per iniziare a spiegarmi cosa era accaduto”, ricorda Pacielli. 

Tredici giorni in terapia intensiva: "Non sottovalutate Covid-19"

"Quando mi hanno detto che ero rimasto sedato per 13 giorni ero incredulo - dice - mi hanno spiegato che ero in condizioni serie, che i medici non si sono dati per vinti e hanno intrapreso due diversi interventi di terapia. Poi con gioia mi hanno accolto quando mi sono risvegliato. Il momento più difficile? Quando ho capito che alcune persone, che erano in reparto con me, se ne erano andate per sempre. Allora ho realizzato davvero quanto sia pericolosa questa malattia”. Per circa un mese Pacielli è rimasto ricoverato in ospedale. “Nonostante non potessi ricevere visite, non mi hanno mai fatto sentire solo né tantomeno abbandonato. Io li ritengo degli eroi, hanno salvato la vita a me e a tanti altri pazienti”, spiega parlando dei medici e del personale sanitario che lo ha assistito.

Adesso è a casa, il quinto tampone è negativo, mentre prosegue la terapia con i farmaci necessari: l’obiettivo è il ritorno alla normalità. A distanza di tempo, Pacielli non sa spiegarsi come e dove possa essere stato contagiato. “Questo virus è pericoloso, può colpire chiunque. Io non so come l'ho contratto: penso di aver commesso qualche errore. Eppure sono stato molto, molto attento”. La sua esperienza, afferma, è la rappresentazione del detto “le precauzioni non sono mai troppe” e per questo dice con forza: “Mi rivolgo a chi pensa che il Covid non sia una cosa seria: non sottovalutatelo, fate attenzione. Sempre”.

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