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Sabato, 21 Maggio 2022
Città Torino

"Niente protocolli anti Covid per risparmiare": cosa hanno scoperto nelle Rsa

Strutture del Nord sotto la lente dopo gli esposti dei parenti di alcuni anziani morti nella prima ondata della pandemia. Denunciate sette persone, tutti dirigenti di una società che gestisce più case di riposo

Nelle residenze per anziani protocolli anti Covid rispettati solo sulla carta, mai applicati realmente. Per risparmiare e guadagnare di più. E' la pesante accusa mossa nei conftonti di sette persone - l’intero quadro dirigenziale di un’importante società che gestisce residenze sanitarie assistenziali in tutto il Nord, soprattutto nell’hinterland di Torino e Milano, e i direttori di due centri operanti nel capoluogo piemontese - che sono state denunciate dalla finanza. Devono rispondere di "frode nelle pubbliche forniture". I fatti contestati risalgono alla  prima ondata della pandemia, proprio quando le rsa erano tra le strutture con il maggior numero di focolai Covid. 

Omicidio colposo "non dimostrabile"

La notifica della chiusura delle indagini avviene a distanza di pochi giorni dall’archiviazione delle ipotesi di reato di epidemia e omicidio colposo, per le quali risultavano iscritti nel registro degli indagati gli stessii dirigenti per a gestione delle due rsa di Torino, dove si sono verificati oltre cento decessi in quel periodo. "L’assenza di qualsiasi tracciamento dei pazienti affetti da Covid - spiegano le fiamme gialle - ha, di fatto, reso impossibile la dimostrazione, da parte dei periti incaricati dalla Procura, del nesso causale tra la diffusione dei contagi e le morti degli ospiti delle rsa che, in ipotesi, avevano contratto il Covid-19 in relazione ai trasferimenti avvenuti nelle strutture".

Le indagini sono durate un anno e hanno preso il via dopo degli esposti presentati dai parenti degli anziani ospitati nelle rsa e morti prorio nel corso della prima fase della pandemia.

"Sapevano di non potere garantire la sicurezza"

Gli inquirenti spiegano che "I documenti e le dichiarazioni acquisiti nel corso delle indagini avrebbero fatto emergere elementi idonei a ritenere che la società abbia manifestato la disponibilità all’inserimento di pazienti Covid-19 provenienti dagli ospedali pur nella consapevolezza di non poter garantire il rispetto delle linee guida diramate dall’Istituto Superiore della Sanità nonché delle direttive impartite e dei protocolli elaborati dalla sanità piemontese, cui le strutture dovevano attenersi in relazione ai cosiddetti 'livelli essenziali di assistenza'”.

Determinante sia l’audizione dei dipendenti delle rsa sia l’esame della documentazione. Le due strutture non avrebbero rispettato le normative per le prestazioni da eseguire per la fascia assistenziale di “Alto livello incrementato” quanto "alle forniture/modalità di utilizzo dei dpi (mascherine e guanti), alla separazione dei percorsi, alla distinzione tra pazienti Covid-19 positivi e non, alla predisposizione di specifici corsi, alla sanificazione dei locali, allo screening dei pazienti all’ingresso e del personale nonché dei degenti con sintomi compatibili alla malattia e ai tempi di assistenza da destinare ai pazienti".

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