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Martedì, 18 Gennaio 2022
Città Palermo

"Sono davvero cieco, non c'è alcun imbroglio": l'indagato per la truffa all'Inps si difende

Francesco Faija, 40 anni, soprannominato "Berlusconi", è finito ai domiciliari perché secondo la Procura avrebbe intascato oltre 171 mila euro di pensione d'invalidità e di accompagnamento senza però avere alcuna patologia: "Vedo soltanto ombre e ho chiesto io stesso di essere sottoposto dai pm ad accertamenti medici per dimostrarlo"

"Sono davvero cieco, non ho truffato nessuno", si difende così Francesco Faija, 40 anni, finito ai domiciliari perché accusato di aver truffato l'Inps, intascando oltre 171 mila euro tra pensione di invalidità e accompagnamento, per oltre 10 anni, anche se - secondo gli inquirenti - non avrebbe in realtà alcun handicap. Attraverso il suo avvocato, l'indagato spiega che "già durante l'interrogatorio di garanzia ha chiesto lui stesso di essere sottoposto ad accertamenti medici inoppugnabili perché venga fatta chiarezza". Una consulenza che è in corso in queste settimane.

Faija - soprannominato "Berlusconi" e già noto alle cronache perché condannato in primo grado a 14 anni e 10 mesi nell'ambito di uno dei processi sui così detti spaccaossa (coloro che avrebbero imbrogliato le assicurazioni con falsi incidenti, ma ferendo davvero vittime compiacenti per intascare i premi) - all'accusa di essere "un falso cieco" davvero non ci sta: "Dal 2009 - riferisce attraverso il suo legale - ho iniziato ad avere problemi gravi alla vista. Attualmente percepisco comunque delle ombre e delle sagome, non figure distinte: sono davvero invalido, non c'è alcuna truffa e lo dimostrano anche gli accertamenti inoppugnabili che ho presentato all'Inps".

Secondo la guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Giorgia Spiri, Faija da "cieco assoluto" sarebbe invece riuscito ad andare in macchina (aveva pure rinnovato la patente nel 2018), in bicicletta e in scooter, ma sarebbe stato anche in grado di insegnare a sua figlia ad andare in bicicletta. L'indagato sostiene che le cose non starebbero come sembrano e che comunque davanti al gip Donata Di Sarno avrebbe chiarito con la sua versione dei fatti ogni accusa mossa dalla Procura. E sottolinea: "Tutte le attività che cerco di svolgere sono uno sforzo che provo a fare per andare incontro alla vita, per reagire alla malattia da cui sono affetto".

Faija - che per via della misura cautelare non può essere intervistato direttamente - afferma che la patologia di cui sarebbe affetto (distrofia congenita dei coni) avrebbe colpito anche altri suoi parenti. Inoltre rimarca che i suoi figli non vorrebero andare più a scuola perché tutti li prenderebbero in giro per via delle notizie diffuse sull'inchiesta a suo carico.

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