Un cieco, un cardiopatico e un malato mentale: la truffa della famiglia di falsi invalidi

Cecità assoluta, cardiopatie e menomazioni mentali: questo avevano dichiarato all'Inps ma le indagini delle Fiamme Gialle hanno portato a galla la verità

Foto di repertorio Ansa

Nel vicentino tre componenti della stessa famiglia risultavano tutti con patologie gravemente invalidanti tali da impedire, almeno all'apparenza, lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e per questo titolari di pensioni di invalidità erogate dall'Inps. Ma per i finanzieri qualcosa non quadrava e così hanno scoperto che non era proprio così. Nessuna cecità assoluta, nessuna cardiopatia, nessuna menomazione mentale, come invece dichiarato all'Inps, e così B.J., 66 anni, R.J, 40 anni, e M.J., 69 anni, sono stati denunciati per ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Scoperta famiglia di falsi invalidi: così li hanno incastrati

Le Fiamme Gialle, tramite pedinamenti, sopralluoghi e acquisizioni di informazioni e atti presso pubblici uffici, hanno ricostruito l'effettivo stile di vita quotidianamente tenuto dai tre soggetti, tutti di origine straniera, finiti sotto la lente di ingrandimento dei militari. All’esito delle attività sono state acquisite ed analizzate da personale medico specializzato le cartelle cliniche ed altra documentazione sanitaria riferita ai tre soggetti. Gli esiti degli accertamenti hanno messo in evidenza l’incoerenza tra le patologie lamentate dagli indagati ed il quotidiano stile di vita condotto dagli stessi, permettendo di accertare che le somme corrisposte per l’invalidità patita erano percepite illegalmente. Oltre alla denuncia è scattato anche un sequestro preventivo che ha investito i conti correnti riconducibili agli indagati e quote di immobili di proprietà degli stessi per un ammontare pari ad oltre 90mila euro.

Al riguardo, nel corso dell’esecuzione del provvedimento di sequestro, i militari della Guardia di Finanza di Vicenza hanno rilevato anche l’esistenza di un trust in cui erano confluiti una serie di fabbricati di proprietà di uno degli indagati proprio al fine di sottrarli al patrimonio sequestrabile. Tale istituto, infatti, tipico dell’ordinamento anglosassone, consiste nell’alienazione della mera proprietà dei beni riconducibili ad un soggetto in favore di un ente giuridico appositamente costituito, garantendone, tuttavia, la piena fruibilità da parte del cedente. Gli approfondimenti condotti hanno permesso di evidenziare come la costituzione del trust, istituito con atto notarile a maggio scorso, fosse stata pianificata per impedire l’esproprio degli immobili da parte dell’Autorità Giudiziaria, simulandone l’alienazione.

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