Giovedì, 4 Marzo 2021
Messina

Francesco Costanza: ucciso per avere chiesto il pizzo a fedelissimi di Bernardo Provenzano

Venti lunghissimi anni di giallo su quel tragico fatto di sangue tra San Fratello ed Acquedolci. La polizia ha eseguito a Messina un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Domenico Virga, 58 anni, con l'accusa di omicidio.

Foto di repertorio

Un giallo lungo vent'anni. Venti lunghissimi anni. La polizia ha eseguito a Messina un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Domenico Virga, 58 anni, con l'accusa di omicidio. L'indagato, considerato uomo di spicco del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde-Gangi, è ritenuto responsabile come mandante dell'omicidio di Francesco Costanza, commesso tra San Fratello ed Acquedolci, nel messinese, il 29 settembre del 2001.

Omicidio di Francesco Costanza: arrestato Domenico Virga

La vittima, che gravitava negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta, fu prima raggiunta da alcuni colpi di arma da fuoco e, successivamente, finita a colpi di pietra. A dare un contributo rilevante alle indagini sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Barbagiovanni, detto "U muzzuni", attualmente detenuto, esponente della famiglia mafiosa dei "batanesi". Barbagiovanni ha ammesso di essere stato l'autore dell'omicidio, insieme a Sergio Costa, su ordine di Virga.

Ucciso nel Messinese per uno "sgarro imperdonabile"

All'origine dell'omicidio uno "sgarro imperdonabile", come racconta MessinaToday. Costanza sarebbe stato ucciso perché avrebbe tentato di estorcere danaro a ditte impegnate in lavori nel comprensorio territoriale ai confini tra le province palermitana e messinese, alcune delle quali riferibili all'imprenditore Michele Aiello di Bagheria, ritenuto vicinissimo al capo di cosa nostra Bernardo Provenzano.

Alle 7.30 del 29 Settembre di 20 anni fa, in contrada Cartolari di Acquedolci era stato trovato il cadavere del 68enne di Tusa, crivellato da proiettili esplosi con una pistola calibro 7,65 e, successivamente, finito con colpi di pietra al capo. Una ferocia inaudita. La vittima, gravitante negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta, era già stato oggetto di indagini in passato. Punito quindi per avere chiesto il pizzo a ditte riferibili anche a imprenditori fedelissimi di Bernardo Provenzano. 

Costanza  di fatto avrebbe fimato la sua condanna a morte andando a formulare pretese estorsive nonostante fosse già stata effettuata la cosiddetta  “messa a posto”. La polizia ha verificato le dichiarazioni confrontandole con quelle di altri pentiti che avrebbero di fatto confermato la vicenda. I collaboratori hanno riferito del summit svoltosi in un casolare abbandonato nelle campagne di Tusa nel quale fu decisa l'eliminazione di Costanza.


 

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