Sabato, 8 Maggio 2021
Como

Francesco Polidori: perché il fondatore di Cepu è finito ai domiciliari

L'inchiesta della Procura di Roma. La sede centrale nazionale della università telematica eCampus, a Novedrate in provincia Como, è stata sequestrata. Le indagini riguardano i fallimenti di due importanti società

Il fondatore del Cepu, centro di formazione e istruzione universitaria noto per il recupero di esami, Francesco Polidori, 73 anni, è finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma che ha portato oggi al sequestro preventivo di beni e capitali per 28 milioni di euro. Gli accertamenti coordinati dall'aggiunto Rodolfo Sabelli ipotizzano, nella sostanza, il reato di bancarotta.

I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria questa mattina hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari per l’imprenditore e una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività di impresa per un anno nei confronti di un suo collaboratore risultato essere il depositario delle scritture contabili e incaricato della gestione finanziaria di alcune aziende del gruppo. 

Cepu, perché Francesco Polidori è finito agli arresti domiciliari

"Le condotte fraudolente sono riconducibili in primis a Francesco Polidori, sia come amministratore di diritto nel periodo indicato, ma quale amministratore di fatto del gruppo imprenditoriale e di tutte le persone giuridiche coinvolte nelle operazioni societarie e negoziali sopra esposte nonchè quale assoluto dominus e regista di tutti gli atti distrattivi e fraudolenti" scrive il gip Ezio Damizia del tribunale di Roma in un passo dell'ordinanza di custodia emessa nei confronti del fondatore della università telematica Cepu-eCampus. 

La sede centrale nazionale della università telematica eCampus, a Novedrate in provincia Como, è stata sequestrata dalla Guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il fondatore di Cepu, Francesco Polidori. La struttura ha un valore di circa 6 milioni di euro. Nell'ordinanza del giudice Ezio Damizia, del tribunale di Roma, spiega che gli immobili in questione sono da considerare "diretto reimpiego del 'profitto' del delitto di bancarotta fraudolenta".

Le indagini riguardano i fallimenti di importanti società

Nell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Rodolfo Sabelli, le accuse contestate a vario titolo sono bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. ''Può pervenirsi all'accoglimento della richiesta di sequestro preventivo degli immobili di Novedrate trattandosi di diretto reimpiego del profitto del delitto di bancarotta fraudolenta - scrive il gip Ezio Damizia nell'ordinanza di misura cautelare - Gli immobili sono stati invero acquistati con somme di denaro provenienti dalle distrazioni in danno della fallita Cesd e quindi costituiscono il diretto reimpiego del profitto del delitto di distrazione perché definitivamente entrati nella titolarità della società acquirente mediante le somme di denaro distratte dalla Cesd e impiegate per estinguere il mutuo/finanziamento acceso presso le banche per il loro acquisto''.

L'attenzione degli investigatori si è concentrata anche su una società fiduciaria in Lussemburgo, intestata a terzi ma, riconducibile agli indagati attraverso la quale veniva nascosta la reale proprietà dei beni immobili sottratti alle imprese fallite. L'inchiesta vede coinvolti quindi sei soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, anche di auto-riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. A finire sotto sequestro sono le quote di Cepu e disponibilità finanziarie e immobili, tra cui lo stabile dove ha sede un'università telematica.

Le indagini riguardano i fallimenti di due importanti società, secondo gli inquirenti vere e proprie "bare fiscali che sono state portate a decozione con un passivo complessivo di oltre 180 milioni di euro". Attraverso queste società, negli anni l'imprenditore avrebbe distratto asset e sfruttato importanti marchi del comparto dei servizi di istruzione e formazione, eludendo il versamento di ingenti imposte dovute all'Erario. Gli indagati, ricorrendo a vere e proprie società qualificabili come "scatole cinesi", hanno ideato e realizzato una serie di complesse operazioni societarie, commerciali e finanziarie. Tra queste la creazione di una società fiduciaria in Lussemburgo intestata a terzi ma, di fatto, riconducibile agli indagati. Mediante tale società è stata dissimulata la reale proprietà dei beni immobili e marchi, sottratti alle imprese fallite e fatti confluire in un'ulteriore società creata ad hoc, che oggi è stata sottoposta a sequestro. E ancora la distrazione di ingenti risorse finanziarie destinate a società controllate e collegate attraverso l’appostazione di partecipazioni (poi svalutate) e la concessione di plurimi finanziamenti e prestiti nella realtà mai restituiti secondo quanto messo nero su bianca nell'ordinanza. Le indagini proseguono.

"Francesco Polidori ha svolto un ruolo importantissimo"

"Francesco Polidori ha svolto un ruolo importantissimo sia sul punto di vista direttivo, organizzativo, anche operativo ed è stato in più occasioni persino destinatario diretto delle distrazioni di ingenti somme di denaro. Egli ha partecipato all`attività delittuosa operando da una cabina di regia in prima persona". scrive il gip del tribunale di Roma in un passo dell'ordinanza di custodia emessa nei confronti del fondatore dell'università Cepu. "Il ruolo di dominus evidentemente ancora ricoperto, l`esistenza attuale della Studium Srl (che continua ad operare e di cui non sono emerse variazioni nella titolarità e proprietà della stessa) e comunque lo strettissimo rapporto che Polidori ha con vari soggetti (collaboratori, familiari o persone a lui vicine) che ricoprono cariche sociali nella società del Gruppo costituiscono elementi da cui desumere certamente l`attualità del pericolo di recidivanza", si sottolinea.

La Cepu e le società collegate hanno generato debiti complessivi per 180 milioni di euro. Questa indicazione arriva direttamente dagli investigatori del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza. I militari delle Fiamme gialle hanno anche ricostruito come il debito tributario ammonti da 140 milioni di euro per le annualità a partire dal 2002 al 2005. Secondo il giudiece delle indagini preliminari Ezio Damizia, Francesco Polidori "cagionava con dolo o comunque per effetto di operazioni dolose il fallimento della società omettendo scientemente e sistematicamente il pagamento delle imposte dirette, delle ritenute previdenziali ai dipendenti e collaboratori e dell`Iva, dal 2000 sino alla declatoria di fallimento, tanto che Equitalia Sud Spa (creditore istante il fallimento) veniva ammessa al passivo fallimentare per il credito di 28,6 mln di euro". Cifra che corrisponde al valore di quanto sequestrato questa mattina dalla Guardia di finanza.

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