Sabato, 16 Ottobre 2021
Foggia

L'ergastolo a Giovanni Caterino per la strage di San Marco in Lamis: "La giustizia esiste, abbracceremo i nostri figli"

Ritenuto il basista dell'agguato al boss Mario Luciano Romito in cui morirono il cognato che era con lui in auto e furono uccisi Luigi e Aurelio Luciani perché testimoni involontari dell’agguato. Le vedove dei fratelli agricoltori in lacrime

Giovanni Caterino, ritenuto il presunto basista della strage del 9 agosto 2017 avvenuta nei pressi della stazione dismessa di San Marco in Lamis (Foggia), in cui furono assassinati il boss di Manfredonia Mario Luciano Romito - da poco uscito dal carcere - , il cognato Matteo De Palma e i fratelli Luigi e Aurelio Luciani assassinati perché testimoni scomodi dell'agguato, è stato condannato all'ergastolo come da richiesta del pubblico ministero della Dda di Bari Luciana Silvestri, che ha ricostruito l'intera vicenda tenendo conto delle intercettazioni ambientali, tabulati telefonici, delle analisi gps sulla Grande Punto e del percorso tracciato da una quindicina di telecamere.

L'ergastolo a Giovanni Caterino per la strage di San Marco in Lamis

È lui, per l’accusa, il basista del commando armato che ha pedinato sia nei giorni precedenti che nel giorno dell’agguato le vittime designate. Detenuto dal 16 ottobre di due anni fa e unico imputato del processo di mafia, Giovanni Caterino si è sempre ritenuto innocente ma per l'accusa avrebbe pedinato il boss 52enne di Manfredonia nei giorni precedenti all'omicidio e il giorno del quadruplice omicidio. Il 12 febbraio dello stesso anno era stato vittima di un tentato omicidio per il quale, un anno dopo, verrà arrestato il nipote di Rocco Moretti.

Vedove Luciani in lacrime dopo la condanna di Giovanni Caterino

Arcangela e Marianna, vedove dei fratelli Luciani, i due agricoltori uccisi perché testimoni scomodi dell'agguato al boss Mario Luciano Romito e a suo cognato avvenuto il 9 agosto 2017 presso la stazione ferroviaria dismessa di San Marco in Lamis, alla lettura della sentenza con la quale il basista della strage è stato condannato all'ergastolo sono scoppiate a piangere.

"Dopo più di tre anni inizio a respirare un po' di aria pulita, peccato che sono da sola e non con mio marito. Oggi appena andrò a casa abbraccerò ancora di più mio figlio. La vita di due uomini non può finire così, adesso dovremmo raccontare ai nostri figli perché non hanno un padre, bisogna dire basta a tutta questa violenza", è stato il commento a caldo di Arcangela, moglie di Luigi. 

"Siamo soddisfatte, ci siamo tolte un peso. Andiamo a casa con un po' di soddisfazione, sono stati tre anni veramente pesanti e duri. La giustizia c'è, dobbiamo crederci tutti. Abbiamo altre persone che stanno fuori, sono ottimista", le ha fatto eco Marianna, moglie di Aurelio.

Servizio video Roberto D'Agostino/FoggiaToday

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