Mafia, revocata la protezione a Ignazio Cutrò: esplode la rabbia dei testimoni di giustizia

La Commissione centrale del Ministero dell’Interno ha revocato le misure di protezione al testimone di giustizia di Bivona che, facendo numerose dichiarazioni, ha contribuito alle indagini che hanno portato al processo “Face – Off” sulla mafia della Bassa Quisquina

Foto da Facebook Ignazio Cutrò

BIVONA (AGRIGENTO) - Ha scelto la strada dell'ironia per commentare la notizia della revoca delle misure di protezione. 

Una cosa positiva in tutta questa storia c'è. Da oggi sono un ex testimone di giustizia. Non mi possono chiamare più erroneamente collaboratore di giustizia. 

Ignazio Cutrò ha avuto un malore leggendo le prime righe della delibera della Commissione Centrale del Ministero dell’Interno con la quale gli è stato comunicata la fine "delle esigenze che avevano determinato le misure di protezione" nei suoi confronti e della sua famiglia. Eppure è grazie al testimone di giustizia di Bivona che si è riusciti ad arrivare al processo "Face – Off" sulla mafia della Bassa Quisquina, facendo luce, secondo gli inquirenti, su una serie di intimidazioni poste in essere nei confronti di diversi imprenditori di Bivona, tra cui proprio Cutrò.

LA CRONACA DI AGRIGENTO NOTIZIE - Secondo la commissione, però, ora sono venute meno le esigenze che avevano determinato le misure di protezione. E’ stato il figlio dell’imprenditore, Giuseppe, a rendere nota la notizia. Ignazio Cutrò, appresa la decisione, è stato colto da malore ed è stato ricoverato in ospedale. Ieri sera è tornato a casa. A questo punto l’imprenditore di Bivona potrebbe ricorrere al Tar. Il suo legale, l’avvocato Katia La Barbera, ha infatti comunicato che una volta esaminato il provvedimento deciderà se presentare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio.

Rimanendo nella sua terra d' origine – è il commento del figlio Giuseppe - e mantenendo la propria identità ha potuto, a differenza di altri testimoni di giustizia, lottare, divulgare ciò che accadeva e tutte le situazioni spiacevoli che si potevano incontrare nel proprio cammino. Mio padre ha fatto delle sue idee e della sua parola un megafono per chi sottostava al silenzio da anni.

LO SFOGO DI CUTRO' - Cutrò ha aspettato il rientro a casa dopo il ricovero per commentare su Facebook la notizia che, in pochi minuti, è rimbalzata di profilo in profilo. Prima un sentito "grazie a tutti per i vostri messaggi di vicinanza". Poi, l'attacco: 

C'è poco da dire pericolo cessato! Cessato perché da un anno lavori a Bivona e per loro eri in contatto con il pubblico e quindi se non hai subito attentati non sei più in pericolo

Quindi, Cutrò ha immaginato cosa lo aspetta: "Punto primo, ti fanno uscire dal programma di protezione. Punto secondo, mi chiameranno e mi diranno 'sa, non è che la vostra tutela durerà a vita. Quindi, siccome non ci sono stati attentati contro di lei, le togliamo la protezione'. Punto terzo, saremo lasciati senza scorta, in mano alla mafia che, a differenza del servizio centrale di protezione, non dimentica e aspetta solo che tu venga abbandonato. TI AMMAZZANO. Poi ai tuoi funerali, mentre la famiglia è disperata dal dolore, chi ti ha condannato a morte dirà: 'Eh, ma non c'erano pericoli imminenti'. E daranno ai miei cari una bella medaglia d'oro al valore civile. 

Ma ricordate: io non sarò ucciso dalla mafia ma da quella penna del servizio centrale di protezione. Ricordatelo...

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L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE TESTIMONI DI GIUSTIZIA - "Piena solidarietà e vicinanza" è stata espressa a Ignazio Cutrò dall'Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia per la revoca del programma di protezione dalla Commissione Centrale presieduta dal viceministro dell'interno, il senatore del Partito Democratico Filippo Bubbico. "Lo stesso senatore e viceministro che nella veste di presidente della Commissione Centrale rifiuta al Cutrò la consegna delle relazione del Viminale che confermano che l'impresa edile di Cutrò è fallita a causa delle denunce contro la mafia della Bassa Quisquina. A breve, entro un anno, arriverà la decisione del Prefetto di Agrigento che porterà al depotenziamento della scorta dapprima ai familiari e poi a Ignazio Cutrò. A questo punto Cosa Nostra potrà compiere indisturbata la sua vendetta".

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