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Martedì, 21 Maggio 2024
Città Palermo

Infermiera si punge con la siringa di un malato di epatite C e muore dopo 15 anni: maxirisarcimento

L'incidente è avvenuto il giorno di Natale del 1997. La donna è morta per una cirrosi epatica nel 2012. I familiari dovranno essere risarciti dall'azienda sanitaria (Asp) con oltre un milione e 600 mila euro

Era il giorno di Natale del 1997 e lei, da infermiera, era in turno all'ospedale Ingrassia di Palermo, quando nel cambiare le lenzuola di paziente affetto da epatite C si era punta alla mano con una siringa rimasta per errore e senza protezione nel letto. In quel preciso istante, E. P., che all'epoca aveva 48 anni, aveva contratto lo stesso virus del paziente che stava accudendo. La donna, sposata con figli, era poi deceduta per la malattia il 25 ottobre del 2012, a 64 anni. Adesso l'Asp (azienda sanitaria) è stata condannata a risarcire la sua famiglia con oltre un milione e 600 mila euro (un milione 628.387,75 euro per l'esattezza) per i danni patiti.

La sentenza - che conferma quella del tribunale che risale al 2020 - è stata emessa dalla seconda sezione civile della Corte d'Appello, presieduta da Giuseppe Lupo (relatore Virgina Marletta, consigliere Rossana Guzzo). I giudici hanno respinto il ricorso presentato dall'azienda sanitaria, condannandola pure a pagare le spese di giudizio ai parenti della vittima, difesi dagli avvocati Roberto e Fabio De Stefano, per oltre 20 mila euro, nonché quelle sostenute dalla Reale Mutua Assicurazioni, rappresentata dall'avvocato Diego Ferraro (nella foto).Avvocato Diego Ferraro

La società era stata chiamata in causa proprio dall'Asp,  anche se non era l'unica a dover coprire eventuali danni di questo tipo, ed ha già pagato - come previsto dal contratto - il 40 per cento del risarcimento. Per il resto della somma l'azienda sanitaria avrebbe dovuto citare singolarmente le altre compagnie assicurative, cosa che non ha fatto e dunque adesso dovrà provvedere di tasca propria (che poi è la tasca dei cittadini).

I giudici, sia di primo che di secondo grado, hanno ritenuto - anche sulla base di una consulenza tecnica - che non ci fossero dubbi sul nesso tra il terribile incidente capitato all'infermiera e la malattia che poi anni dopo  l'aveva uccisa. Da qui condanna per l'Asp.

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