Venerdì, 23 Aprile 2021
Reggio Calabria

Arrestati per omicidio due infermieri: “Dose massiccia di psicofarmaci a una paziente”

Due infermieri del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria devono rispondere di omicidio preterintenzionale aggravato e anche di altri reati tra cui falso in atto pubblico, peculato, truffa aggravata ai danni del ministero della Sanità e false attestazioni sulla loro presenza sul posto di lavoro

foto di repertorio Ansa

Due infermieri del reparto di psichiatria del Grande Ospedale Metropolitano (Gom) di Reggio Calabria sono finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio preterintenzionale aggravato.

Secondo gli investigatori della Mobile e i magistrati della Procura reggina, i due avrebbero procurato la morte di una paziente del reparto alla quale, durante una notte particolarmente agitata, avrebbero somministrato una dose eccessiva di psicofarmaci.

Devono inoltre rispondere dei reati di falsità in atto pubblico, peculato, truffa aggrava ai danni del ministero della Sanità e false attestazioni della loro presenza in servizio all’interno dell’ospedale.

L'inchiesta e la ricostruizione dei fatti

Le indagini sono scattate dopo la morte improvvisa di una donna di 41 anni il 24 febbraio 2018 all’interno del reparto del Gom. La donna si trovava ricoverata lì da quattro giorni per sindrome bipolare, su consiglio del proprio medico specialista. Come ricostruisce ReggioToday, dalla cartella clinica e dal diario infermieristico, come pure dalle dichiarazioni rese a seguito del decesso dal personale sanitario che aveva in cura la paziente e dalle informazioni dei parenti, è emerso che la donna versava in condizioni di benessere durante la sua degenza in ospedale (a parte alcuni episodi di insonnia e incontinenza) e non mostrava particolari problematiche di salute fisica. Gli accertamenti svolti hanno consentito di verificare che lo stato di agitazione, l’iperattività e l’insonnia avevano reso difficoltosa la gestione della paziente da parte dei medici e degli infermieri del reparto di psichiatria, costantemente impegnati a far fronte alle richieste della donna o ad impedirle alcuni comportanti legali alla malattia psicotica da cui era affetta.

Dalla ricostruzione dei fatti gli inquirenti ritengono che durante la notte del 24 febbraio 2018, a causa dei suoi problemi di incontinenza, la paziente avrebbe richiesto più volte l’intervento degli infermieri, i quali infastiditi dalle sue insistenze le avrebbero somministrato, in assenza di qualsiasi consulto medico, una dose massiccia di psicofarmaci che l’ha portata poi alla morte.

La relazione dei consulenti sulle cause della morte

I consulenti medico-legali della Procura della Repubblica hanno accertato che la morte della donna è stata determinata dalla somministrazione nel corso della notte di un farmaco non prescritto in cartella clinica, il quale non era stato annotato nel diario infermieristico né portato a conoscenza dei medici che avevano in cura la donna, compreso il medico di turno reperibile. L’interazione del farmaco somministrato clandestinamente nel cuore della notte dagli infermieri con quello somministrato la mattina seguente dal medico, ignaro di tutto, spiega ReggioToday, ha determinato l’insorgenza di una depressione cardiorespiratoria e la successiva catena di eventi che hanno portato alla morte della paziente.

“La rilevantissima circostanza della somministrazione di una dose eccessiva di psicofarmaci emergeva anche da alcuni messaggi vocali che la mattina del 24 febbraio 2018, la vittima aveva inviato a parenti ed amici ai quali aveva comunicato che durante la notte gli infermieri le avevano somministrato cento gocce di uno psicofarmaco”, hanno spiegato gli investigatori.

Altre accuse per i due infermieri

Dalle indagini degli inquirenti, inoltre, è emerso come gli infermieri (A.S.T., di 51 anni, e G.L., di 52) si sarebbero appropriati indebitamente dei farmaci e presidi ospedalieri, in parte rinvenuti nel corso di alcune perquisizioni domiciliari nei confronti degli arrestati, per destinarli alla loro collaterale attività infermieristica svolta presso il domicilio di soggetti bisognosi di cure, senza ottenere alcuna autorizzazione dall’Azienda Sanitaria per lo svolgimento di questa attività extra lavorativa.

Le indagini hanno infine portato alla luce ulteriori condotte ascrivibili al reato di truffa aggravata ai danni dello Stato consumata in concorso dai due infermieri, che avrebbero attestato falsamente la loro presenza in servizio con la timbratura del cartellino elettronico marcatempo. I due sono anche indagati a piede libero per esercizio abusivo della professione medica, perché prescrivevano e fornivano a soggetti che avevano bisogno di cure, vari medicinali tra i quali psicofarmaci.

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