Iniezione alla figlia di 8 anni malata e ricoverata in ospedale: "Ha tentato di ucciderla"

L'avvocato della donna: "Non è tentato omicidio". La storia raccontata su RomaToday

Foto di archivio Ansa

La figlioletta di 8 anni, affetta da una malattia genetica rara, è ricoverata in un reparto del Policlinico Umberto I di Roma. E lei, la mamma di 29 anni, avrebbe tentato di ucciderla con una iniezione di un farmaco antiepilettico. La donna - racconta Lorenzo Nicolini su RomaToday - si è difesa asserendo di non aver "mai fatto la puntura" alla piccola, ma di averla solamente "accarezzata". Nel mezzo, le accuse del pm Vittorio Pilla che hanno convinto il gip Elvira Tamburelli a disporre il carcere alla donna con l'accusa di tentato omicidio.

Iniezione alla figlia di 8 anni malata e ricoverata in ospedale: il caso a Roma

L'arresto della donna è avvenuto pochi giorni fa, dopo due mesi di indagini. Lo scorso 8 maggio, la mamma era con la bambina ricoverata in una stanza dov'è presente un sistema di videosorveglianza installato affinché il personale medico possa intervenire in caso di emergenze. Le immagini, scrive RomaToday, hanno quindi mostrato al dottore di guardia "movimenti anomali" intorno all'una di notte, momento in cui la donna sembrerebbe infilare le mani sotto le lenzuola.

Pochi minuti dopo la piccola accusa forti spasmi e gli infermieri così intervengono e la stabilizzano. Gli esami del giorno dopo riscontrano nel sangue della piccola un livello di un farmaco (probabilmente uno di quelli usati contro l'epilessia) sette volte superiore alla media. E così, secondo il personale sanitario dell'ospedale, l'unica spiegazione è che la mamma avrebbe iniettato la sostanza alla figlia, ora non in pericolo di vita. L'episodio, dopo le relazioni e le denunce, arriva in Procura e scatta l'arresto per tentato omicidio.

La difesa della mamma: "Ho solo accarezzato mia figlia"

Durante l'udienza di convalida, la donna si è difesa sostenendo di aver messo le mani sotto le lenzuola, ma solo per "fare le coccole" alla figlia, e che gli infermieri avrebbero frainteso quella che non era altro che una carezza. Secondo la Procura, la giovane mamma soffrirebbe della sindrome di Münchhausen (conosciuta anche come sindrome da dipendenza dell'ospedale), ossia il disturbo psicologico per cui le persone colpite fingono una malattia o un trauma per attirare attenzione e simpatia verso di sé provocando danni ai figli, e quindi avrebbe agito per uccidere. Tesi portata avanti anche dal Gip. 

L'avvocato della donna: "Non è tentato omicidio"

A difendere la 29enne gli avvocati Francesca Rossi e Savino Guglielmi che, a RomaToday, ha fatto il punto sulla questione:

"I valori anomali registrati dalla bambina possono essere spiegati dal fatto che quella malattia genetica fa schizzare i livelli di alcune sostanze nel corpo. L'assistita ha appena sfiorato la figlia, non le ha iniettato nulla tant'è che nessuna siringa è stata trovata nella sua disponibilità o sequestrata". 

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Quindi, l'eventuale iniezione sarebbe avvenuta attraverso un ago farfalla. La difesa ha ottenuto che si svolga un doppio incidente probatorio: uno per stabilire se la 29enne sia afflitta o meno dalla sindrome di Münchhausen, l'altro che determinerà se gli effetti della sostanza rinvenuta nel corpo della bambina siano stati causati da un farmaco iniettato o meno. Entro i prossimi giorni il Tribunale del Riesame stabilirà se possano essere concessi i domiciliari alla mamma della bambina di 8 anni. 

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