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Martedì, 7 Dicembre 2021
Milano

Perché il killer delle 147 coltellate non è stato condannato all'ergastolo

Il processo per l'omicidio di via Plana a Milano: le motivazioni della condanna a 18 anni del banchiere killer reo confesso. Per lui la procura aveva chiesto l'ergastolo

"All'origine del gesto dell'imputato vi era stato un ricatto della vittima". È in gran parte qui, in due righe, il motivo per cui non è stato condannato all'ergastolo Cristian Losso, l'ex bancario di 43 anni arrestato a luglio scorso per l'omicidio di Emanuel Rabacchi Alves, la transessuale "Manuela", 48 anni, uccisa con 147 coltellate nella sua casa di via Plana a Milano

A maggio, la Corte d’Assise di Milano, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, aveva condannato il killer, reo confesso, a 18 anni di carcere - nonostante l'ergastolo richiesto della procura - ritenendo le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante della crudeltà, comunque "accettata". Nelle motivazioni della sentenza - che ha riconosciuto Losso colpevole di omicidio volontario aggravato da sevizie e crudeltà e crollo di costruzioni - i giudici hanno ricostruito con precisione i motivi che hanno portato alla decisione, per cui la procura non ha presentato ricorso. 

I togati hanno considerato "l'incensuratezza dell'imputato" - bancario da quasi 20 anni, senza precedenti -, "la sua immediata ammissione di colpa" e "le osservazioni sulla sua personalità", con il consulente tecnico che, pur ammettendo che l'assassino fosse perfettamente capace di intendere e di volere, aveva tracciato il ritratto di una personalità narcisistica e istrionica con un disturbo cronico causato da abuso grave di alcol, cocaina e psicofarmaci, tanto che nelle motivazioni si legge che "occorre considerare lo stato di grave malessere in cui versava l'imputato".

A giocare un peso fondamentale sono state però "le circostanze dell'azione", perché - ha messo nero su bianco la Corte d'Assise - "all'origine del gesto dell'imputato vi era stato un ricatto della vittima, che seppure non può ritenersi integrare l'attenuante della provocazione, vista la spropositata reazione aggressiva del Losso, rileva comunque nella considerazione dell'elemento psicologico che ha caratterizzato l'omicidio". Da qui la conclusione: "Si ritiene pertanto che le attenuanti generiche possano essere riconosciute in favore dell'imputato con giudizio di prevalenza rispetto all'aggravante della ccrudeltà in contestazione".
 
Nelle 28 pagine della sentenza di condanna è stato infatti ricostruito che per mesi e mesi l'ex bancario aveva dato dei soldi alla trans dopo essere stato ricattato più volte con la minaccia di diffondere presunti video e fotografie che ritraevano insieme killer e vittima. "Finché ho potuto ho pagato, non ho denunciato perché mi vergognavo", ha messo a verbale poco dopo l'omicidio Losso, che tra l'altro ha più volte giurato di non ricordarsi di aver aperto il gas nell'appartamento della 48enne dopo averla colpita rischiando di far saltare l'edificio. La notte dell'omicidio, sempre stando alla ricostruzione ufficiale, "Manuela" aveva anche rubato la carta d'identità del bancario chiedendogli altri soldi, 500 euro, e dicendogli di sapere dove abitava.

Nelle scorse ore sono scaduti i termini per presentare ricorso e la procura non ha fatto la sua mossa, mentre il legale di Losso - l'avvocato Davide Montani - ha fatto appello per ottenere una valutazione più scrupolosa sulla effettiva capacità di intendere e di volere dell'imputato e sull'aggravante della crudeltà.

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