Mercoledì, 3 Marzo 2021
Monza e della Brianza

Lamaj Astrit: l'uomo ucciso e murato in villa con l'aiuto della mafia per una "vendetta d'amore"

Il cadavere di un quarantenne scomparso da sei anni era stato trovato lo scorso anno a Senago: nuova svolta nelle indagini, ordinanza di custodia cautelare in carcere per un 45enne di Riesi. Una storia terrificante: la vittima era stata attirata in una trappola

Ucciso e murato per vendetta in una villa. La (nuova) svolta arriva in una mattina di metà ottobre. All'alba di oggi i Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Monza e Caltanissetta, al termine di una complessa attività investigativa, hanno notificato a Riesi (Caltanissetta) un'ordinanza di custodia cautelare in carcere - emessa dal GIP del Tribunale di Monza - a carico del 45enne di Riesi Salvatore T., già agli arresti domiciliari per mafia. L'accusa è omicidio volontario: avrebbe partecipato all'uccisione a Muggiò (Monza) di Lamaj Astrit, scomparso nel gennaio 2013 e rinvenuto il 15 gennaio 2019, e poi gettato in un pozzo adiacente un appartamento in ristrutturazione a Senago.

L'omicidio di Lamaj Astrit

Una vicenda terribile, di rara crudeltà, quella raccontata oggi da MonzaToday. Una storia d'amore finita, un'amante lasciata, un furto di gioielli da "ripagare" e un uomo ucciso per vendetta e murato (con l'aiuto della mafia) dietro una intercapedine in una villa. Il corpo era stato scoperto un anno fa durante i lavori di ristrutturazione, poi le indagini e i primi arresti che hanno permesso di identificare i mandanti e gli esecutori materiali dell'omicidio: ora si è aggiunto un quinto uomo. Per anni Lamaj Astrit, 47enne albanese, era diventato un fantasma, scomparso nel nulla. Invece l'uomo era stato ucciso e fatto "sparire", murato dietro una intercapedine in un'abitazione. E quando a distanza di tempo, lo scorso gennaio, gli operai hanno fatto un buco in un muro per eseguire alcuni lavori di ristrutturazione nella "Villa degli Occhi" a Senago, si sono trovati davanti una scena da film horror. 

L'allarme era quindi stato lanciato dal proprietario, erano intervenuti i carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza che avevano avviato un'indagine per risalire all'identità dell'uomo. Quattro persone - tre uomini e una donna - erano stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza, per i reati di omicidio e occultamento di cadavere. 

Che cosa è emerso dalle indagini? Lo avrebbero attirato in Brianza, con l'inganno, facendogli credere di essere pronti a trattare con lui per affari di droga. Poi, lo avrebbero colpito, ammazzato e fatto sparire, letteralmente. Il movente? Aveva osato "offendere" la donna "sbagliata". Quella stessa donna che avrebbe chiesto aiuto ai criminali della sua terra d'origine. In manette, in esecuzione di un fermo d'urgenza, erano già finiti una donna di sessantadue anni - una commerciante di gioielli di Genova ritenuta la mandante - e tre uomini, accusati di essere gli esecutori materiali. Insieme a loro, tutti accusati a vario titolo di omicidio premeditato e occultamento e distruzione di cadavere, nell'indagine sono finite altre quattro persone, che sono già in cella per altri motivi: tre di loro avrebbero partecipato all'esecuzione, mentre un altro avrebbe preso parte soltanto alle fasi successive, aiutando i complici a far sparire il corpo.  

La prima svolta avvenne a ottobre 2019: quel giorno un uomo, un pentito arrestato nell'ambito di un'inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, aveva iniziato a confessare di aver partecipato a un omicidio avvenuto il 15 gennaio del 2013 a Muggiò.  Il cadavere della vittima, ha spiegato lo stesso collaboratore di giustizia, era stato nascosto dietro il muro di una casa di Senago, in cui in quel periodo lui lavorava come manovale per una ditta che stava compiendo alcuni lavori di ristrutturazione.  Lamaj Astrit, un albanese residente a Genova, al momento della morte aveva quarantuno anni e la cui scomparsa era stata denunciata dal fratello il 19 gennaio del 2013. E' venuto fuori un racconto terrificante.

La sua "condanna a morte", stando alle indagini, l'aveva firmata l'anno prima, quando aveva deciso di troncare la relazione con una 62enne siciliana residente a Genova da trenta anni, dove gestiva un negozio "Compro oro".  Quella scelta non era andata giù alla ex, che lo accusava anche di averle rubato alcuni gioielli e che già anni prima aveva fatto picchiare un altro uomo che l'aveva lasciata. Così, la donna, stando alle indagini, si era subito rivolta alle famiglie mafiose di Riesi - sua città di origine - per chiedere che quello "sgarro" venisse punito. 

Gli uomini del clan Cammarata, la famiglia che storicamente rappresenta Cosa Nostra nel piccolo paesino in provincia di Caltanissetta, si erano riuniti e - secondo quanto riferito dai militari di Caltanissetta - avrebbero deciso di accogliere la richiesta della compaesana. 

La trappola e l'omicidio feroce 

Il 15 gennaio 2013, dopo che alcuni riesini erano arrivati in Brianza, era scattato il "blitz". Lamaj era partito da Genova ed era andato in un box di Muggiò per una finta trattativa per l'acquisto di una partita di droga. Appena arrivato, sarebbe stato colpito alla testa, immobilizzato da sei persone e strangolato con un filo di nylon. 

Il gruppo avrebbe quindi caricato il corpo in un'auto e lo avrebbe portato a "Villa degli Occhi", dove in quel momento c'erano dei lavori in corso, facendolo sparire nel pozzo dietro al muro. Ad aprire la strada agli altri sarebbe stato proprio il pentito, che all'epoca lavorava lì come operaio ed era in possesso delle chiavi della struttura. 

Il cadavere a quel punto è rimasto lì per sei lunghi anni, senza che nessuno si accorgesse di nulla.

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Ucciso e murato in una villa per una storia d'amore: fermati killer e mandante

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