Mercoledì, 16 Giugno 2021
Prostituzione / Lecce

Prostituzione, sgominata in Puglia una "gang" cinese

Un volume d'affari stimato intorno ai 150mila euro al mese, sfruttando i ricavi di un vasto giro di prostituzione tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto. L'operazione "Peonia rossa" è scattata all'alba di oggi

LECCE – Un volume d’affari stimato intorno ai 150mila euro al mese, sfruttando i ricavi di un vasto giro di prostituzione tra le province di Brindisi, Lecce e Taranto. L’operazione “Peonia rossa”, dal nome del centro benessere che faceva da base alle attività del gruppo, condotta dagli agenti della squadra mobile di Brindisi è scattata all’alba di oggi.

IL BLITZ - La polizia ha sgominato una presunta gang cinese dedita allo sfruttamento della prostituzione. Tra i membri dell’associazione vi sarebbero anche insospettabili, in particolare tra i promotori compare il nome di un docente universitario. Dieci le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura di Brindisi, sei degli arrestati (tra italiani e stranieri) risiedono a Lecce. Cinque, invece, le persone denunciate a piede libero. I reati contestati a vario titolo riguardano lo sfruttamento della prostituzione. 

ANCHE UN PROFESSORE - Tra gli arrestati spicca, come detto, il nome di un docente universitario. Si tratta del cinese Wenchang Chu detto Vincenzo, 67 anni, professore associato presso l’Università del Salento e docente nel corso di laurea in fisica a Lecce 

GLI ALTRI ARRESTI - In manette anche Luigi Berrino, 66enne di Martano; Lijuan Yu detta Sofia, 52enne cinese residente a Lecce; Liping Wang, detta Francesca, 45enne cinese residente a Brindisi; Changyu Zu detta Giada, 52enne cinese residente a Taranto; e Nicola Massaro, 55enne tarantino.

LE INDAGINI - La lunga e complessa attività d’indagine condotta dalla questura di Brindisi ha consentito di delineare e scardinare una vera e propria associazione a delinquere dedita allo sfruttamento, all’induzione ed al favoreggiamento della prostituzione di giovani ragazze orientali, spesso costrette con violenza e minacce.

LE MINACCE - Per chi osava ribellarsi e non intendeva sottostare alle rigide regole imposte dal gruppo, oltre ai maltrattamenti e alle intimidazioni, vi era la minaccia di ritorsioni (anche di morte) per i parenti rimasti in Cina. (da Lecce Prima)

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