Lunedì, 14 Giugno 2021
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Assolti per stupro di gruppo, la ragazza: "Per essere creduta dovevo morire?"

La giovane, che all'epoca dei fatti nel 2008 aveva 23 anni, ha affidato il suo sfogo a una lunga lettera dopo la sentenza della Corte di Appello che ha assolto tutti e sei gli accusati per la vicenda avvenuta a Fortezza da Basso, a Firenze

FIRENZE - "Vorrei riuscire a scrivere qualcosa che abbia un senso ma non posso perché un senso, questa vicenda, non ce l'ha". Inizia così la lettera della "ragazza dello stupro della fortezza", la giovane che aveva denunciato nel 2008 di essere stata violentata da sei giovani in un'auto parcheggiata vicino alla Fortezza da Basso, al termine di una festa.

TUTTI ASSOLTI - I sei ragazzi, tutti italiani, dopo essere stati condannati in primo grado per aver abusato della ragazza (che sarebbe stata ubriaca), sono stati assolti dalla Corte di Appello perché secondo i giudici "non ci fu violenza sessuale", sostenendo che con la denuncia la ragazza volesse in realtà "rimuovere" quello che considerava un suo "discutibile momento di debolezza e fragilità". Il comportamento della ragazza, hanno scritto i giudici nella sentenza, fa "supporre che, se anche non sobria" fosse comunque "presente a se stessa" e nel suo racconto "molte sono state le contraddizioni", ritendendo inoltre che i ragazzi possano aver "mal interpretato" la disponibilità della ragazza, ma che poi non vi sia stata "alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta 'in balia' del gruppo". Una vicenda "incresciosa", "non ecomiabile per nessuno" ma "penalmente non censurabile", visto che secondo i giudici "l'iniziativa del gruppo non venne ostacolata".

LA LETTERA - La ragazza, che all'epoca dei fatti aveva 23 anni e che dal 2008 ha "tentato il suicidio più e più volte", soffre di "attacchi di panico" e lotta "giornalmente contro la depressione e la disistima" per se stessa, ha affidato il suo sfogo a una lettera pubblicata sul blog "Abbatto i muri", convinta che i giudici abbiano giudicato il suo stile di vita e non quello che accadde quella notte. "Mi è stato detto, è stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità ‘confusa‘, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, eccessivo, borderline".

Ebbene sì, se per essere creduta e credibile come vittima di uno stupro non bastano referti medici, psichiatrici, mille testimonianze oltre alla tua, le prove del dna, ma conta solo il numero di persone con cui sei andata a letto prima che succedesse, o che tipo di biancheria porti, se usi i tacchi, se hai mai baciato una ragazza, se giri film o fai teatro, se hai fatto della body art, se non sei un tipo casa e chiesa e non ti periti di scendere in piazza e lottare per i tuoi diritti, se insomma sei una donna non conforme, non puoi essere creduta

Scrive la ragazza: "Ciò che più fa tristezza di questa storia che mi ha cambiato radicalmente, è che nessuno ha vinto. Non hanno vinto loro, gli stupratori, la loro arroganza, il loro fumo negli occhi, le loro vite vincenti" e ora, confessa, "se potessi tornare indietro sapendone le conseguenze non so se sarei comunque andata al centro antiviolenza. Ma forse sì, per ripetere al mondo che la violenza non è mai giustificabile". 

Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico e incubi ricorrenti, abbia tentato il suicidio più e più volte, abbia dovuto ricostruir a stenti briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi è stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui è stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale

(da FirenzeToday)

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