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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Città Palermo

"Ragazza segregata, sottoposta a riti voodoo e costretta a prostituirsi": 4 arresti

Gli indagati sono ritenuti affiliati alla mafia nigeriana. La vittima, connazionale dei suoi aguzzini, ha chiesto aiuto a un pastore pentecostale. Poi la denuncia alla polizia

Avrebbero minacciato di morte una ragazza, costringendola anche a prostituirsi per poi incassare il denaro. Quattro nigeriani, ritenuti affiliati all’associazione mafiosa denominata “Black Axe”, sono stati arrestati dalla polizia a Palermo. Sono ritenuti responsabili di "tratta di persone, riduzione in schiavitù, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione nonché favoreggiamento all’immigrazione clandestina".  

Le indagini sono state effettuate dalla Squadra mobile col coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Tutto è partito dalla denuncia di una giovane nigeriana, accompagnata da un pastore pentecostale (si tratta di un connazionale) a cui la vittima si era rivolta per sottrarsi ai suoi aguzzini. La malcapitata ha riferito di violenze subite nel suo Paese d’origine a opera di persone appartenenti a un’organizzazione “cultista”, nonché delle modalità con cui era riuscita a fare ingresso clandestino in Italia, per poi essere  destinata alla prostituzione. "E' emerso - dicono dalla polizia - che la vittima era stata segregata in Sicilia da un gruppo di uomini appartenenti all'associazione Black Axe. Poi era riuscita a liberarsi grazie all’intercessione di un connazionale, dietro suo impegno a recarsi in Italia come 'schiava' di quel gruppo. Per questo motivo era stata sottoposta a rito voodoo durante il quale prometteva di restituire 15 mila euro, somma necessaria per raggiungere illegalmente il territorio nazionale". 

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, una volta arrivata a Palermo, "approfittando del suo stato di soggezione e sotto la minaccia di morte e violenze, era stata costretta alla prostituzione e i proventi dell’attività consegnati per la restituzione del debito. La donna era riuscita a sottrarsi ai suoi aguzzini, rivolgendosi al pastore che per la propria 'opera di aiuto' fu bersagliato da minacce di morte. L’indagine, che si è avvalsa anche di attività tecnica, ha consentito di confermare le dichiarazioni della donna e di acquisire importanti elementi contro le persone che oggi sono state arrestate". Nell’esecuzione del provvedimento coinvolta anche la Squadra mobile di Taranto, in quanto tre dei destinatari del provvedimento restrittivo risultano attualmente abitare nella cittadina pugliese.

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