Giovedì, 17 Giugno 2021
Brescia

"Quel mais lo mangiano i bambini": inchiesta sui fanghi tossici, nei campi arsenico, cianuri e metalli pesanti

Il punto sull'inchiesta della Procura bresciana che contesta la vendita di 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli in 4 regioni. La contaminazione della falda è un rischio che andrà verificato

Smaltire a basso costo grandi quantità di rifiuti: e per farlo non si andava per il sottile. Anzi, si sversava di tutto. Dall'inchiesta sui fanghi tossici nei campi nel Bresciano, che BresciaToday sta raccontando giorno dopo giorno, emergono intercettazioni shock: "Quel mais lo mangiano i bambini". A parlare è il responsabile commerciale di un'azienda. Sotto sequestro sono finiti impianti a Calcinato, Calvisano e Quinzano della società bresciana i cui vertici sono indagati. Un'inchiesta della Procura bresciana contesta la vendita di 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna: un imponente traffico di rifiuti realizzato tra gennaio 2018 e agosto 2019. Il fulcro delle attività illecite era, secondo l'inchiesta, una società bresciana operante nel settore, composta da tre stabilimenti industriali in tre comuni.

"Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuto sui fanghi"

C'è un'intercettazione del 31 maggio 2019 che gela il sangue: "Io ogni tanto ci penso, cioè, chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuto sui fanghi", dice un dipendente di una delle aziende coinvolte. 

"Dalle tabelle emergono dati impressionanti" scrive il gip nella sua ordinanza che ha poi portato al sequestro degli impianti. "Nei campioni dei gessi in uscita dall'azienda e in spargimento le sostanze inquinanti (fluoruri, solfati, cloruri, nichel, rame, selenio, arsenico, idrocarburi, zinco, fenolo, metilfenolo e altri) erano decine, se non addirittura centinaia di volte superiori ai parametri di legge".

Che cosa hanno scoperto, come funzionava il sistema? L'azienda ritirava i fanghi prodotti da numerosi impianti (pubblici e privati) di depurazione delle acque reflue urbane ed industriali, da trattare in teoria mediante un procedimento rigidamente normato di trasformazione in sostanze fertilizzanti. Per massimizzare ometteva però di sottoporre i fanghi contaminati al trattamento previsto e vi aggiungeva persino ulteriori sostanze inquinanti, come l’acido solforico, derivante dal recupero di batterie esauste. Fanghi contaminati quindi, non correttamente lavorati, anzi: spesso sarebbero stati impastati con sostanze ancora più nocive, e ovviamente vietatissime.

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Fanghi tossici venduti come fertilizzanti

Poi li classificavano come 'gessi di defecazione' e li smaltivano in terreni destinati a coltivazioni nelle provincie di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza. Per raggiungere lo scopo venivano retribuite sei aziende di lavorazioni rurali conto terzi.

Il meccanismo utilizzato dal sodalizio criminale riusciva a smaltire a basso costo grandi quantità di rifiuti. Dalle attività di intercettazione telefonica e ambientale è emerso che i proprietari dei fondi venivano persuasi ad accettare lo spandimento dei 'gessi di defecazione' sui propri terreni, grazie all’offerta a titolo gratuito di finti fertilizzanti o della successiva aratura dei campi, di cui si faceva carico la società di recupero dei rifiuti. I contadini non erano quindi interessati secondo l'inchiesta alle proprietà del prodotto, ma al grosso risparmio sulle spese di lavorazione dei propri terreni. Un business criminale che ha fruttato alle società coinvolte milioni di euro di profitti illeciti. 

La contaminazione della falda è un rischio che andrà verificato

Il quadro emerso dalle indagini nei giorni scorsi appare ancor più allarmante, se si considera che l’omesso trattamento di igienizzazione e lo spandimento sui terreni è altamente pericoloso per la salute pubblica. La contaminazione della falda è un rischio che andrà verificato. E' evidente che se lo spandimento di prodotti tossici nei campi fosse accaduto a lungo nel corso del tempo, in linea teorica i veleni potrebbero arrivare fino alla falda: non ci sono però informazioni certe al momento su questo punto e non si possono trarre conclusioni.

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