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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Città Salerno

Faceva prostituire la figlia 13enne: il pm chiede dieci anni per la madre

La donna e un anziano cliente hanno scelto il rito abbreviato. Cinque in totale gli indagati, con accuse che vanno dalla violenza sessuale al favoreggiamento, fino allo sfruttamento della prostituzione minorile

Una mamma di Castel San Giorgio, nel salernitano, è accusata di sfruttamento della prostituzione minorile: la donna avrebbe fatto prostituire la figlia non ancora 14enne. Sul caso, il pm Elena Guarino ha chiesto una condanna a dieci anni di reclusione. Respinta - come riporta SalernoToday - la richiesta di una perizia psichiatrica del genitore. Nove anni, invece, sono stati richiesti per un anziano muratore accusato di violenza sessuale per aver avuto rapporti intimi proprio con la minore.

Il gup del tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino, ha aggiornato l’udienza al prossimo 21 novembre quando è prevista la sentenza a carico dei due imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Rinviato a giudizio, con l’accusa di violenza sessuale, il 32enne che all’epoca dei fatti era “fidanzato” con l’adolescente.

Per quasi un anno almeno due persone, con il consenso della madre, avrebbero fatto sesso con una ragazzina di 13 anni, in cambio di soldi e regalie varie. Cinque in totale gli indagati, con accuse che vanno dalla violenza sessuale al favoreggiamento, fino allo sfruttamento della prostituzione minorile (questa contestazione è per il genitore), con ruoli distinti per ognuno degli indagati. L’indagine ricostruita dal sostituto procuratore Elena Guarino abbraccia un periodo compreso tra il 2015 e febbraio 2016, nei comuni di Castel San Giorgio e Roccapiemonte. I carabinieri erano partiti dalle confidenze della nonna della piccola, raccolte durante un litigio tra la prima e la madre. Confidenze sulle quali hanno poi cominciato ad indagare, con pedinamenti ed intercettazioni ambientali, fino a scoprire il vaso di Pandora.

I protagonisti della vicenda sono appunto la madre della piccola e un uomo di 62 anni, piastrellista. I due si erano conosciuti in casa durante dei lavori. Proprio lui, approfittando della situazione di «indigenza» di quella famiglia, con la madre affetta da problemi psichiatrici e un marito malato, a letto, aveva cominciato ad entrare in confidenza con la donna. Da lì, in cambio di soldi e sigarette era poi riuscito a consumare rapporti sessuali con la figlia della donna, una minore di 13 anni che da un momento all’altro aveva cominciato anche a mutare il suo stile di vita, oltre che l’atteggiamento, atteggiandosi a donna matura e vestendo abiti più consoni per una persona adulta. I carabinieri registrarono diversi incontri consumati tra casolari e baracche ubicati lungo l’asse Castel San Giorgio-Roccapiemonte-Casali. Scoprendo, successivamente, l’ingresso in scena anche di altre persone: un uomo, amico del 62enne, che pur di avere rapporti sessuali con la madre della piccola, non esitò a pagare il piastrellista.

Fu poi la volta di un romeno di 39 anni, arrestato qualche settimana dopo le prime tre misure di custodia cautelare, accusato di aver avuto rapporti sessuali con la minorenne. A seguire una donna di 61 anni, denunciata a piede libero, sospettata di aver procacciato e fatto prostituire altre donne (alcune in corso di identificazione) insieme ad uno degli altri indagati. E infine un ragazzo di 29 anni, accusato di essersi intrattenuto con la ragazzina, nonostante la minore età. Le prove a suo carico sono una serie di foto inserite sul profilo Facebook, nelle quali si baciava con la ragazzina, oltre ad assumere con la stessa atteggiamenti intimi. Ma la figura centrale di tutta l’indagine resta la madre.

La donna - appuntano gli investigatori - ad un certo punto decise di staccarsi da quel suo amico, portando la figlia con sé a consumare altri incontri proibiti. Le indagini avevano appurato che il 62enne operaio, oltre a tentare di sviare le indagini provando a parlare con la minore, non prese bene il suo iniziale allontanamento. Attraverso l'ascolto di un'intercettazione, lo stesso minacciò la ragazzina di non riattaccare il telefono e di presentarsi ad un appuntamento. La fase preliminare dell’indagine portò a celebrare anche un incidente probatorio, nel quale la minore confermò molte delle accuse chiarite in sede d’indagine.
 

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