Domenica, 28 Febbraio 2021
Vercelli

La sindaca leghista che negava gli aiuti alimentari ad anziani e stranieri è stata arrestata

Ai domiciliari la prima cittadina di San Germano Vercellese, Michela Rosetta. I beni di prima necessità acquistati con fondi statali per l'emergenza Covid andavano secondo gli inquirenti a famiglie più ricche, illecitamente. La procura contesta anche l'acquisto di generi non essenziali, come mazzancolle e capesante. Ma c'era pure il "pacco da sfigati"

Rosetta con il leader della Lega Matteo Salvini (foto da infovercelli24)

Gli elementi in mano agli inquirenti hanno portato all'arresto di una sindaca della Lega in Piemonte. Aiuti alimentari comprati con fondi statali per l'emergenza Covid negati a stranieri e anziani non autosufficienti per darli a famiglie più ricche.

Michela Rosetta: la sindaca di San Germano Vercellese ai domiciliari

C'è questo al centro dell'inchiesta della Procura di Vercelli che ha portato all'arresto (è ai domiciliari) della sindaca leghista di San Germano Vercellese, Michela Rosetta. Ai domiciliari c'è anche un consigliere comunale ed ex assessore. Nell'inchiesta sono indagate anche altre sette persone, tra cui due imprenditori. I reati contestati a vario titolo sono peculato, falso materiale e ideologico e abuso d'ufficio.

Secondo quello che è emerso dalle indagini sarebbero stati direttamente la sindaca Rosetta e l'ex assessore a gestire gli aiuti alimentari per l'emergenza Covid destinati alle famiglie povere, distribuendoli illecitamente a famiglie con redditi oltre ai 7.000 euro mensili anziché ai veri beneficiari dei fondi statali: anziani non autosufficienti, nuclei con redditi bassi o con figli minori o disabili, o stranieri in difficoltà. 

Il "pacco da sfigati" ai soggetti meno graditi

Dalle intercettazioni emergono frasi con cui i due arrestati ammettono di avere "figli e figliastri" e di consegnare, ai soggetti a loro meno graditi, il "pacco da sfigati". Nella stessa operazione, condotta dal pm Davide Pretti, sono stati sottoposti all'obbligo di presentazione in caserma anche un altro consigliere comunale, un ex dipendente e una quinta persona.  Non c'è solo la distribuzione iniqua dei pacchi, la procura contesta anche l'acquisto di generi non essenziali, come mazzancolle e capesante, al centro lo scorso settembre di dure polemiche. 

Dolorosa e grave se confermata la vicenda di una cittadina extracomunitaria a cui la sindaca avrebbe negato gli aiuti dopo la richiesta di evitare alcuni alimenti per motivi religiosi. Su disposizione della sindaca sarebbe seguita in tal caso la mancata erogazione di ulteriori aiuti e la distruzione dagli atti del protocollo della richiesta recapitata in Comune dalla donna. Le intercettazioni in cui la sindaca esprimeva il suo disappunto hanno portato all’aggravante della finalità di discriminazione ed odio razziale. Le indagini avevanio preso il là dopo le dichiarazioni di un’impiegata del Comune che era stata estromessa dalla gestione delle pratiche relative alle assegnazioni delle derrate alimentari . Il lavoro degli inquirenti ha riguardato anche il caso dell'abbattimento dell'ex chiesa di Loreto, a San Germano, dopo il crollo di una parte di facciata che - secondo quanto verificato dai pm - sarebbe stato procurato volontariamente. Per questo motivo c'è anche l'accusa di distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale. 

Non è la prima volta che Michela Rosetta finisce al centro dell'attenzione

Non è la prima volta che Rosetta finisce al centro dell'attenzione. I giudici del Tar un anno fa avevano annullato il provvedimento della sindaca leghista di San Germano Vercellese, che aveva detto no ai profughi nel suo centro abitato, promettendo di multare quei cittadini che avessero deciso di affittare le proprie abitazioni agli stranieri senza prima comunicarlo all'amministrazione cittadina. Rosetta aveva approvato nel 2017 una delibera di giunta che aveva fatto scalpore perché prevedeva sanzioni amministrative dai 150 euro ai 5 mila. I giudici amministrativi hanno accolto due anni dopo il ricorso di Marco Faccioli, Associazione Radicale "Adelaide Aglietta", non però per ragioni politiche ma di diritto: quella delibera semmai doveva essere decisa dal Consiglio e non dalla Giunta comunale.

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