Mercoledì, 24 Febbraio 2021
Bologna

Chiude l'asilo della sexy maestra che fa infuriare le mamme

Michela Roth, maestra di una scuola materna in provincia di Bologna, è diventata una sexy star. Oggi il suo asilo chiude. La storia della donna che ha ingolosito tanti maschietti e fatto infuriare le mamme

BOLOGNA - Chi non conosce Michela Roth? La sexy maestrina che sembra uscita da una commedia sexy all'italiana anni Settanta ha riempito le pagine dei giornali patinati e aperto un caso nazionale dopo le foto in abiti succinti da fotomodella. Le mamme hanno persino ritirato i loro bambini dall'asilo gestito da Michela. Troppo difficile, forse, tollerare un'insegnante 38enne così disinvolta e procace. La notizia di oggi è che l'asilo di Castello di Serravalle chiude. Perché? Non sarebbero state le vicende legate a concorsi di bellezza e calendari la motivazione reale, ma ostacoli relativi alle normative vigenti su strutture educative legate all'infanzia. "Non un dettaglio burocratico, come hanno detto in un servizio televisivo. La situazione è più articolata".



Nel frattempo Michela ha ricevuto moltissime proposte lavorative, ma non nel settore dell'infanzia, bensì in quello dello spettacolo: "Preferisco non parlarne, ma confermo che di proposte ne ho ricevute parecchie, anche dall'estero. In questo momento sono piuttosto sconvolta e mi devo leccare le ferite per il colpo subito. Non riesco neppure a dormire e sono addolorata per aver dovuto licenziare le mie collaboratrici. In questo momento di crisi non è il massimo". Ma alcuni punti non sono ancora chiari a Michela, che carte alla mano, sta approfondendo la questione con l'aiuto di alcuni avvocati. "Sto pensando di andare a vivere all'estero - confessa poi la Roth - in Italia qualcosa non funziona…".

SCARICABARILE SULLE RIPRESE DALLE FINESTRE - "Lunedì sera abbiamo avuto una riunione alla quale ha partecipato anche il sindaco di Castello di Serravalle Milena Zanna - racconta Michela Roth - durante la quale si è parlato anche dell'azione dei Vigili Urbani, che mi hanno filmato dalle finestre. Il sindaco diceva di non aver mai autorizzato né ordinato le riprese, la Municipale dice invece di aver ricevuto degli ordini. Insomma non se ne viene a capo. Durante l'incontro però è stato allontanato un giornalista, mentre sono rimaste le 'mamme bigotte', che ormai, avendo ritirato i figli da tempo non c'entravano più con questa storia".

LA REPLICA DALL'AMMINISTRAZIONE - "La definizione corretta della struttura è Piccolo Nucleo Educativo - specifica l'Amministrazione Comunale - e i bimbi accolti (che devono essere al massimo 5) sono quelli della fascia scuola materna, ovvero dai 3 ai 6 anni. Non si tratta dunque né di asilo né di nido e questo teniamo a specificarlo visti gli articoli usciti. Il disagio si è creato per diverse situazioni e non solo per quella amplificata oltre modo dalla stampa. Una mamma ha detto che i genitori dei piccoli sono stanchi di dover parlare sempre davanti a dei giornalisti e così, quando è emerso che ne era presente uno, è stato allontanato". "Sono state divulgate notizie non vere dai media - spiegano ancora dal Comune di Castello di Serravalle - l'incontro di lunedì era stato richiesto dai genitori dei bambini e il sindaco ha accettato l'invito a essere presente, ma non sapeva. Non si trattava di una riunione pubblica e quando si è scoperto che uno dei presenti era un giornalista è stato allontanato, ma non abbiamo certo invitato noi i genitori". Nel frattempo, fanno sapere, ci sono 9 posti disponibili alla Materna Comunale.

LA STORIA DI MICHELA E DEL MICRO-NIDO - "Nel 2008 mi sono trasferita da Bologna, qui a Ciano di Zocca un paesino sopra Castello Di Serravalle. Ho fatto un'indagine di mercato, ed è risultato un luogo privo di servizi alla famiglia e privo di strutture ricreative per l'infanzia. Ho presentato in Comuneun progetto per l'apertura di un micronido presso una struttura pubblica in Via del Parco. All'epoca c'era un altro Sindaco in carica, il signor Finelli. Dopo 6 mesi di trattative e incontri anche con un'impresa edile che avrebbe dovuto ampliare la struttura per accogliere 16 bambini, il progetto è stato consegnato ad una cooperativa di servizi "Senza Banco" (unica cooperativa che gestisce da sempre le attività all'infanzia presso il comune di Castello di Serravalle ).

IL PROGETTO PASSA ALLA COOPERATIVA - "Il mio progetto consisteva nell'avvio dell'ampliamento della struttura, la gestione a mio carico, mentre dovevo pagare l'affitto per la struttura al Comune, per un tempo determinato, dopodichè restava tutto in gestione al Comune. La cooperativa ha preso in mano la gestione del micronido e il Comune ha fornito: tutte le spese di avviamento, di arredamento, di autorizzazione, un contributo per il servizio di micronido senza nessun ampliamento edile della struttura e senza certificazioni di antisismiche (perchè non hanno fatto nessun rinforzo edile alla base )... tutto per una spesa che si aggira intorno ai € 300.000 . Quando ho chiesto all'ex sindaco come mai il mio progetto fosse stato consegnato alla cooperativa, dopo mesi di trattativemi a risposto: "Sono stato costretto!". Dopo 6 mesi ho presentato una domanda per avere un pre-parere d' apertura di un micronido, ma hanno risposto soltanto dopo 2 mesi ed il locale preso in visione è stato datto in affitto ad un'altra azienda. Ho presentato la domanda per un pre-parere di apertura di un centro ricreativo, una scuola dell'infanzia ed un nido , ma non è possibile aprire nulla sul territorio del Comune di Castello di Serravalle ( quasi 5.000 residenti) in quanto il Piano Regolatore non ha previsto tale necessità. Nell'anno 2010, ho preso in affitto una viletta a 3 piani di circa 200 mq, arredata con giochi certificati ed omologati per la prima infanzia ho aperto una partita iva come baby-sitter/ centro baby-sitting liber professionista così come città la legge regionale dell'Emilia Romagna 1/ 2000. Ossia, io educatore disoccupato metto a disposizione il mio tempo e le mie qualifiche a più famiglie: è un servizio meno gravoso dei servizi tradizionali per le famiglie, potenzialmente prive di reti parentali e con situazioni lavorative particolari.

LA ROTH CHIEDE DELLE RISPOSTE - "Dopo questo attento esame della Legge Regionale non comprendo la ragione per la quale mi contestate il servizio di baby-sitting - si rivolge alle istituzioni - i 10/12 bambini mi vengono affidati dalle famiglie, che sono perfettamente consapevoli delle modalità di prestazione del servizio di baby sitting da me offerto. Trattandosi di accordi privati sono le famiglie che decidono se il luogo ed altre condizioni (incluso il numero di famiglie che usufruiscono contestualmente di tale prestazione) è per loro idoneo. Il Comune subito dopo l'apertura del centro baby-sitting, nel Aprile/marzo/maggio/giugno 2010 mi ha inviato tutti i controlli possibili: i NAS, l'AUSL, i VIGILI E tutti i verbali sono ok, ossia non c'è motivo di chiusura del servizio di baby-sitting". Nel luglio 2011, il Comune ha chiuso l'asilo dato in gestione alla cooperativa "Senza Banco" perchè troppo costoso per le famiglie. Ho fatto varie richieste al Sindaco per prenderlo in affitto, visto che era già arredato, autorizzato per fare un servizio diverso dal tradizionale e di creare nuovi posti di lavoro e dare servizi alle famiglie. Mi è stato detto di NO perchè il Sindaco ha deciso di cambiare la destinazione d'uso della struttura, buttando nel rusco i soldi di cittadini. Nel mio caso a Settembre 2011, il comune mi ha chiesto di presentare un progetto per un piccolo gruppo educativo per 5 bambini dai 1 ai 3 anni, così posso avere un contributo dello stato ed un riconoscimento educativo. Tanto per poter lavorare in tranquillità ho presentato tutto il progetto , facendo presente che nella struttura al piano superiore si svolge anche il servizio di baby-sitting per i bambini dai 3 ai 5 anni. Per il piccolo gruppo educativo di 5 bambini mi è stata data l'autorizzazione al funzionamento il 29 Dicembre ed ho speso + di € 5000 in burocrazia". (da BolognaToday )

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