Giovedì, 29 Luglio 2021
Città Palermo

Muore dopo un'operazione all’utero: famiglia presenta denuncia

Sequestrata la cartella clinica, disposta l'autopsia. E' successo al Civico di Palermo

Foto di archivio

Passati otto mesi dal primo controllo le avevano fissato l’intervento chirurgico per rimuovere alcune cisti all’utero. Dopo cinque ore passate sotto i ferri e una volta tornata in reparto, però, è andata in arresto cardiaco e mezz’ora dopo è deceduta.

I familiari di Grazia Sinagra, 36 anni, hanno presentato un esposto in Procura per denunciare un presunto caso di malasanità. “Non posso affermare con certezza - spiega a PalermoToday Maria Crivello, la cognata - che anticipando l’operazione sarebbe stato possibile salvarla, ma gli stessi medici ci hanno confessato che con il tempo la situazione è andata peggiorando”. A seguito della denuncia sono stati disposti il sequestro della cartella clinica e l’autopsia.

Tutto inizia a marzo scorso, quando la donna comincia ad avvertire forti dolori ad ogni ciclo mestruale. “Le hanno diagnosticato una endometriosi - continua la cognata - spiegandole che oltre all’intervento avrebbe dovuto seguire una lunga terapia. L’hanno inserita nella lista ‘B’ sostenendo che in massimo due mesi sarebbe andata in sala operatoria. A causa di altre emergenze l’operazione è stata rinviata più volte e mio fratello (marito della donna, ndr) è andato a sollecitare. L’ha anche accompagnata più volte al pronto soccorso, ma non l’hanno mai ricoverata. Per ridurre i dolori - aggiunge - l’hanno bombardata di 'punture' e 'bustine' ma con il tempo, oltre che fisicamente, si è abbattuta psicologicamente”.

Dopo ulteriori rinvii si arriva alla fine di ottobre. La famiglia, alla notizia che Grazia sarebbe stata operata a giorni, ha gioito. Ma solo per poco: “Hanno programmato il ricovero per il 25 ma a causa di altre urgenze - spiega ancora la cognata - l’hanno rispedita a casa e di fatto è stata ricoverata il 31”. Il giorno successivo la 36enne è entrata in sala operatoria alle 7.30. A mezzogiorno, mentre i familiari attendevano notizie, è uscito il chirurgo per aggiornarli: “Ci ha riferito che era malconcia e ci ha detto che avevamo ragione a sollecitare l’ospedale. ‘E’ stata una donna molto forte’, ci ha detto”. L’operazione si è conclusa intorno alle 15 dello stesso pomeriggio. “Il chirurgo è uscito e ci ha detto che era riuscito a salvare entrambe le ovaie e che aveva risolto il problema al retto senza tagliare e ricucire”.

La cognata racconta con amarezza il momento di gioia vissuto. “Ci siamo rallegrati, ma è durata 5 minuti. Mentre usciva aveva gli occhi chiusi e ha emesso solo un lamento. Poi l’hanno portata in camera dove mio fratello l’ha raggiunta”. Nel suo letto, nel giro di mezz’ora, la situazione sarebbe precipitata: “Il marito ha visto un’infermiera che cercava di rianimarla e urlava di chiamare i medici. Solo dopo abbiamo appreso che sarebbe andata in arresto cardiaco per almeno 20 minuti. Sono riusciti a prenderle il battito e l’hanno portata nel reparto di Rianimazione. Ma sappiamo bene che le cellule cerebrali, dopo soli 6 minuti senza ossigeno, posso essere compromesse e portare danni irreparabili”.

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