Domenica, 24 Gennaio 2021
Salerno

Bocca secca e dolori, per l'ospedale stava bene: 7 indagati per la morte di Alessandro

Quattro giorni prima di morire, Alessandro Farina aveva avuto alcuni sintomi del diabete giovanile. Per i consulenti della procura di Salerno avrebbero dovuto far scattare il sospetto nei sanitari: "Si era ancora in tempo, bastava un esame delle urine"

Chiuse le indagini sulla morte di Alessandro Farina, il tredicenne di Pellezzano deceduto il 27 dicembre 2017 per edema cerebrale e polmonare, scaturito da una grave forma di chetoacidosi diabetica. 

Sette i medici accusati di concorso in omicidio colposo e lesioni personali colpose: tra le accuse a loro carico la diagnosi tardiva della patologia e poi di non averla curata nel modo giusto.

Morte di Alessandro Farina, le accuse

Quattro giorni prima del decesso Alessandro Farina aveva avuto i primi sintomi: secchezza alle fauci, ingrossamento della lingua e dolori in varie parti del corpo. Di qui la prima corsa in ospedale il 23 dicembre 2017. Secondo la perizia effettuata dalla Procura riportata da Salerno Today "i medici curanti del piccolo e chi ha avuto contatto con Alessandro, hanno ignorato i sintomi del diabete. Un banale esame delle urine ed un esame ematologico per la valutazione della glicemia avrebbero certamente evitato la grave Dka (chetoacidosi diabetica, ndr) e, molto probabilmente, la morte del paziente".

I genitori del ragazzo decisero di sporgere denuncia per far luce su quanto accaduto la sera del 23 dicembre scorso, quando il 13enne, dopo essersi sentito male a casa, venne trasportato dalla madre al pronto soccorso del “Ruggi”, dove il personale medico, nel referto stilato alle 23.05 (orario nel quale fu dimesso) scrisse che “il ragazzo dopo l’assunzione di tachipirina ha presentato difficoltà respiratorie edema della lingua e del labbro inferiore. Condizioni generali buone. Apiressia. Microcefalia scoliosi. Paziente vigile ed orientato. Al torace MV fisiologico. Addome piano trattabile OI nei limiti. Faringe iperemico lingua umida”.

I consulenti, nella loro relazione, ci vanno giù duro ritenendo che “Alessandro era affetto da diabete giovanile tipo 1 già da alcune settimane precedenti al ricovero".

I sintomi del diabete sarebbero stati ignorati dai medici del pronto soccorso del giorno 23 dicembre 2017 e nessuno ha pensato di praticare una glicemia o un esame urine.

"In tale data si era ancora in tempo ad evitare la grave Dka”. 

Il medico curante contattato dalla madre (dopo l’accesso al Pronto Soccorso) sulla base dei sintomi riferiti avrebbe dovuto consigliare una visita ed eseguire degli esami di laboratorio. Il medico del 118 intervenuto il 25 dicembre 2017 ha, impropriamente, somministrato un bolo di insulina con grave rischio per il paziente e contro tutte le indicazioni sul trattamento del diabete”. Infine sostengono che un paziente con Dka severa “doveva essere al più presto trasferito  in una struttura regionale adeguata oppure, quanto meno, doveva esserci una presenza attiva in reparto del direttore dell’unità operativa e di un esperto in diabetologia pediatrica”.

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