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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Città Bologna

Rifiuta le cure e muore di Covid a 49 anni

Nonostante fosse un soggetto a rischio l'uomo non era vaccinato. Il direttore sanitario dell'Ausl: "Mai visto niente del genere"

Un uomo di 49 anni, residente a Crevalcore, nel Bolognese, è stato trovato morto nella mattinata di ieri in casa sua. A segnalare che qualcosa non andava sono stati i familiari dell'uomo, che, da qualche giorno, non lo sentivano più. Il 49enne era risultato positivo al Covid qualche giorno fa ed era in quarantena. Il paziente era anche considerato soggetto a rischio.

Il 118, che è arrivato insieme ai carabinieri, non ha potuto fare altro che constatare il decesso del 49enne. Dalle prime informazioni risulta che l'uomo non fosse vaccinato.  Del pari, sempre a quanto risulta, il 49enne avrebbe anche rifiutato la visita domiciliare delle Usca, le unità appositamente attrezzate per il monitoraggio a domicilio dei positivi, visita peraltro consigliatale dal suo medico di base che aveva fatto la segnalazione.

Il direttore dell'Ausl: "C'è chi non si fa scrupoli a cavalcare la paura"

"A mia memoria non avevo mai visto una cosa del genere". E' sconsolato il direttore sanitario dell'Ausl di Bologna Lorenzo Roti, nel commentare la notizia del decesso. 

"Purtroppo l'azienda sanitaria non ha soluzioni tecniche da implementare per risolvere questo problema", analizza Roti "purtroppo non siamo riusciti, in questo caso come gli altri, a far capire al paziente l'importanza di affidarsi ai professionisti sanitari quando qualcosa non va con il proprio corpo". Nel caso di specie infatti "non si trattava di un soggetto isolato, con cui non eravamo in contatto" ma ciò nonostante "nemmeno è servito proporre le cure domiciliari delle Usca, soluzione che di solito viene più accettata, al posto dei ricoveri in ospedale". 

Parlando in termini generali, davanti alla riottosità di alcuni pazienti in materia di Covid ad accettare le cure, concorre anche secondo il Ds dell'Ausl "la sfiducia generalizzata" indotta anche dai canali di disinformazione sui social "dove qualcuno non si fa scrupoli a cavalcare le paure delle persone". Su questo, ribadisce Roti "non abbiamo strumenti efficaci, questo solleva interrogativi sulla nostra capacità di comunicare come sanitari professionisti".

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