Giovedì, 15 Aprile 2021
Torino

È morto Davide Cordero: il pioniere dell'elisoccorso ucciso dal coronavirus

Straziante il ricordo delle sue ultime parole: "Quando i colleghi gli hanno detto che dovevano intubarlo, Davide si è guardato intorno osservando per l'ultima volta quella terapia intensiva dove aveva trascorso tante ore di lavoro, poi con gli occhi lucidi chiudendo e aprendo i palmi delle mani protese verso di loro ha detto 'vi ringrazio tutti'"

Ha lottato a lungo contro il virus, ma non c'è stato nulla da fare. E' morto la scorsa notte al Policlinico di Monza, dove lavorava, il dottor Davide Cordero, 64enne stimato anestesista torinese, tra i pionieri del 118 e dell'elisoccorso in Piemonte. Aveva lo studio in via Lavazza.

Si era laureato in medicina nel 1979 all'Università di Torino e si era specializzato cinque anni dopo in anestesia e rianimazione in quella di Ferrara. Nel corso della sua lunga carriera ha lavorato in diversi ospedali torinesi e non, ma la sua principale attività è stata quella a bordo degli elicotteri del 118 torinese. Aveva all’attivo numerose missioni di recupero ed assistenza di pazienti durante trasporti sanitari. Con la Croce Rossa, di cui era volontario, ha partecipato a molte missioni in Iraq durante la Guerra del Golfo. Per molti anni è stato vicepresidente dell'associazione Rainbow4Africa, che si occupa di assistenza medica ai cittadini di quel continente. Per questo aveva partecipato anche missioni umanitarie in Ruanda e aspettava la pensione per ricominciare a lavorare in Africa.

Viene ricordato dagli amici come un "chiacchierone, entusiasta, coinvolgente. Un uomo buono. Un grande amico che è partito per una nuova missione". Straziante il ricordo che un collega fa delle sue ultime parole: "Quando i colleghi gli hanno detto che dovevano intubarlo, Davide si è guardato intorno osservando per l'ultima volta quella terapia intensiva dove aveva trascorso tante ore di lavoro, poi con gli occhi lucidi chiudendo e aprendo i palmi delle mani protese verso di loro ha detto 'vi ringrazio tutti' mentre il Propofol in vena lo lasciava andare verso un sonno dal quale non si sarebbe più risvegliato".

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