Martedì, 27 Luglio 2021
Città Palermo

Francesco, muratore incensurato ucciso sotto casa: svolta clamorosa e giallo risolto

Lombardino, il carpentiere incensurato di 47 anni ucciso nella notte tra il 26 e il 27 dicembre nel quartiere Cep di Palermo, è stato colpito a morte dallo zio per errore. Un "fuoco amico" costato la vita al muratore. Alcuni parenti avrebbero messo in atto un tentativo di depistaggio

Le indagini sono state rapide, nonostante il tentativo di "depistaggio familiare". Francesco Paolo Lombardino, il carpentiere di 47 anni ucciso nella notte tra il 26 e il 27 dicembre nel quartiere Cep di Palermo, è stato colpito a morte dallo zio per errore. Un ‘fuoco amico’ costato la vita al muratore, incensurato. Lo ha ricostruito la squadra mobile di Palermo, che ha arrestato lo zio, G.L., di 61 anni.

Omicidio Francesco Paolo Lombardino: arrestato lo zio

Alcuni parenti di Francesco Paolo Lombardino "per non fare scoprire la verità" hanno "messo su un vero e proprio depistaggio". "Ma il loro piano è fallito...". A dirlo all'Adnkronos è Rodolfo Ruperti, il dirigente della Squadra mobile di Palermo, che ha condotto l'inchiesta coordinata dalla Procura. Nella notte tra il 26 e il 27 dicembre scorsi, G.L. avrebbe dovuto uccidere un'altra persona, per questioni di droga, ma lungo la traiettoria si è trovato il nipote Francesco Paolo Lombardino, incensurato.

"I parenti interrogati non ci hanno voluto indicare neppure il luogo dell'agguato - spiega ancora il capo della Mobile - lo abbiamo dovuto scoprire noi da soli dopo più di sei ore". Insomma, i parenti avrebbero messo su una sorta di 'cordone' per cercare di salvaguardare il presunto responsabile. Alla fine, l'uomo è stato preso a casa di un amico, con precedenti penali. "Grande coordinamento da parte della Procura della Repubblica - aggiunge il dirigente della Mobile - perché ha saputo anche fare confluire tutti i dati che arrivavano da altre forze di Polizia". Il pm che ha coordinato l'indagine lampo è Amelia Luise.

"Questo è stato un caso davvero difficile - dice - Non ci hanno dato alcuna indicazione. Abbiamo trovato il luogo del delitto solo grazie alle nostre attività. C'era in atto un depistaggio che ci ha insospettiti. Da lì abbiamo capito il triste epilogo della vicenda. Volevano ammazzare una persona e ne hanno uccisa un'altra, un parente".

Omicidio Cep Palermo, "depistaggio" dei parenti: la fuga dura poco

Non è tutto. Un altro parente, che ha portato la vittima in ospedale, avrebbe raccontato agli inquirenti di avere raccolto il nipote in un luogo in cui non c'era neppure una macchia di sangue, come dicono gli investigatori. "Ci hanno fatto perdere del tempo prezioso - dice Ruperti - alla fine siamo arrivati alla soluzione grazie a un lavoro davvero certosino e grazie alle telecamere, incrociando le testimonianze e con attività tecniche".Lo zio aveva già fatto perdere le sue tracce. "Si era nascosto a casa di un amico - dice Ruperti - aveva con sé una borsa perché aveva pensato di darsi con ogni probabilità alla macchia".

La fuga è però durata pochissimo, gli inquirenti sono riusciti a scovare il covo in cui si era nascosto "grazie alla complicità di alcuni parenti". Giallo risolto.

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